Prestiti a tasso usuraio e furti: sgominata un'organizzazione criminale, 13 arresti

La banda agiva tra il basso varesotto e l'alto milanese. Nei guai tredici italiani

Immagine repertorio

Associazione per delinquere, estorsioni, usura. E ancora: ricettazione, lesioni personali, falsi documentali, incendio e spaccio. Sono le accuse a cui devono rispondere tredici persone arrestate nella giornata di giovedì 26 ottobre dagli agenti del 113.

Una vera e propria organizzazione criminale che, secondo l'accusa,  metteva a segno furti in aziende e concedeva poi prestiti usurai ai titolari delle stesse, arrivando anche a incendiare le loro attività per sollecitare i pagamenti. Secondo quanto accertato dalle indagini — svolte dal commissariato di Busto Arsizio e della squadra mobile della Questura di Varese, coordinate dalla Procura di Busto  — la presunta "banda" colpiva prevalentemente tra basso varesotto, alto milanese e comasco. Al vertice dell'organizzazione, composta da pregiudicati italiani, ci sarebbero 'zio Gianni', 62 anni, e 'il moro', 41 anni. Ai loro ordini vi erano gli esecutori materiali degli attentati incendiari.

Le indagini sono partite dalla denuncia fatta al commissariato di Busto Arsizio da un commerciante. L’uomo sarebbe stato in debito con uno degli arrestati per un prestito precedentemente ricevuto e solo parzialmente restituito. Il creditore avrebbe incaricato del recupero “zio Gianni” e “il moro”, ma il debito originario sarebbe raddoppiato a causa dei tassi usurari applicati, pari a circa il 50 per cento annuo. Poiché il debitore non riusciva a far fronte alle continue richieste, sarebbero iniziate le minacce e le botte per proseguire poi con due incendi appiccati all’esercizio della vittima e un terzo all’autovettura della sua compagna.

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I poliziotti avrebbero accertato anche a un’ulteriore estorsione ai danni di un imprenditore edile, nonché all’assidua partecipazione degli indagati alla preparazione di furti in aziende e magazzini. Gli associati, ciascuno con specifici e predefiniti compiti, avrebbero svolto sopralluoghi presso gli obiettivi per poi agire dopo aver forzato le vie d’accesso e neutralizzato i dispositivi antifurto. La refurtiva veniva poi caricata su autocarri e trasportata in depositi in attesa di essere venduta ai ricettatori.

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