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Politica e corruzione, l'ex assessore regionale Zambetti si è costituito al carcere di Opera

Il suo difensore ha fatto istanza di detenzione domiciliare per motivi di salute

L'ex assessore lombardo Domenico Zambetti si è costituito nella giornata di giovedì. L'ex politico è entrato nel carcere milanese di Opera in seguito a una pena definitiva per la vicenda che riguarda le infiltrazioni della 'ndrangheta in Lombardia e il voto di scambio. Zambetti, accompagnato nell'istituto penitenziario alle porte di Milano dal suo avvocato Corrado Limentani, sta vivendo la condanna decisa dalla Cassazione come "una assurdità".

Il suo difensore ha fatto istanza di detenzione domiciliare per motivi di salute, ma il pg Antonio Lamanna ha dato parere negativo. Ora deciderà il Tribunale di Sorveglianza.

La condanna contro Domenico Zambetti

Sono state confermate dalla Cassazione le condanne emesse in appello per gli imputati del processo sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Lombardia e le accuse di voto di scambio: l'ex assessore regionale Domenico Zambetti è stato definitivamente condannato a 7 anni e mezzo di carcere.

Con lui sono stati condannati a sei anni Ambrogio Crespi, fratello di Luigi ex sondaggista di Silvio Berlusconi, a 8 anni Ciro Simonte, a 4 anni e 4 mesi per Eugenio Costantino. Per quest'ultimo - ritenuto il referente della cosca Di Grillo-Mancuso - la condanna si somma in continuazione a una precedente pena di 11 anni, e diventa quindi pari a 15 anni e 5 mesi.

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Già la corte d'Appello di Milano aveva dimezzato la pena per Zambetti, passando a 7 anni e 6 mesi di reclusione - contro 13 e sei mesi decisi in primo grado. L'ex assessore regionale alla casa era imputato nel processo sulle presunte infiltrazione della 'ndrangheta in Lombardia, accusato di aver comprato voti dalle cosche in occasione delle elezioni al Pirellone del 2010

In appello invece l'ex assessore era stato assolto dall'accusa di truffa, mentre era stato condannato in primo grado a 3 anni e 4 mesi di reclusione anche per quello. Secondo i giudici del secondo grado il politico non aveva commesso il fatto: al centro del procedimento c'erano alcuni contratti di consulenza (presunti "fantasma") a collaboratori della Regione.

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