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Martedì, 18 Gennaio 2022
Cronaca

'Dovevo essere lì, come sempre': lo studente milanese scampato alla strage di Bruxelles

Ale, studente milanese ora nella capitale belga per l'Ermasmus, racconta a MilanoToday la sua mattina di paura: "Passo da Maelbeek ogni giorno. Anche oggi dovevo essere lì"

Il telefono che squilla e svela il dramma. Uno schermo che apre la finestra su un orrore tragicamente e spaventosamente vicino. E la mente che corre subito a un’idea da brividi: quella “strada” fatta ogni mattina. Sempre la stessa, sempre uguale, ma in quel momento incredibilmente diversa. Una “strada”, dei binari, trasformati in un ammasso di lamiere e di decine di corpi dilaniati e morti

Se il sipario sul teatro dell’orrore di Bruxelles si fosse alzato dieci minuti dopo, Alessandro - giovane universitario milanese, in Belgio per l’Erasmus - ci sarebbe finito dentro. Sarebbe finito sul palcoscenico allestito dalle bombe e dall’odio degli attentatori che martedì mattina hanno trasformato la capitale belga in un campo di battaglia, seminando morte e distruzione all’aeroporto di Zaventem e alla metro di Maelbeek. 

“Sarei dovuto passare proprio da lì”, scrive Alessandro dal suo computer, uno dei pochi mezzi di comunicazione ancora funzionanti in una Nazione in cui dalle otto di martedì mattina le linee telefoniche sono intasate e al limite del collasso. 

In quella zona Ale, studente del Politecnico, ci passa ogni mattina: è una tappa obbligatoria per arrivare all’università Vub di Etterbeek dalla sua residenza di Botanique, poco meno di due chilometri e tre fermate dal luogo del dramma. 

“Mi sono svegliato alle 8.30 per andare in università e ho saputo dalla mia ragazza dell’attentato all’aeroporto - racconta lo studente a MilanoToday -. Poi, ho visto quello alla metro in diretta su SkyTg24. Un mio amico alle 9.20 - orario dell’attentato - era in autobus a Maelbeek. Lo hanno fatto scendere dicendo che era tutto bloccato e gli ho spiegato io cosa stava succedendo”. 

Nella testa di Alessandro il primo pensiero è stato da incubo - “Ci passo tutti i giorni da lì e anche stamattina sarei dovuto passare proprio da lì” -, poi è subentrata la paura: “Da qui non mi muovo di sicuro - dice -. Non mi è saltato per la testa di uscire. Qui sono in una residenza universitaria e ci siamo ritrovati negli spazi comuni e supportati tutti a vicenda”. 

“Fortunatamente sono riuscito subito ad avvisare la mia famiglia che stavo bene - spiega Ale -. Ero collegato con il wifi e ce l’ho fatta, se fossi stato fuori non credo ci sarei riuscito. Poi, ho ricevuto la mail dell’università di Milano che mi chiedeva come stessi”. 

Alessandro, per fortuna, sta bene. Anche se quella in cui si trova ora è una città fantasma. “Per ora non ci sono ancora né autobus, né metropolitane. Ho amici che sono ancora in università e vorrebbero tornare in taxi, che oggi dovrebbero essere gratis - racconta lo studente -. Da qui si vede il traffico dell’auto e si sentono in continuazione sirene ed elicotteri. Noi - dice - per oggi siamo chiusi qui”. 

La residenza universitaria, però, non potrà trasformarsi in una prigione per sempre. “Non sto pensando alla paura - dice Ale, cercando di scacciare il terrore -. Domani dovrei andare in università e non so se prenderò la metro”. La paura, quindi, nonostante gli sforzi, resta. Ed è tanta. 

“Sabato dovrei tornare in Italia e fino ad allora cercherò di evitare la metro e di uscire il meno possibile in questi giorni”. Anche perché - ripete Ale, quasi a voler cancellare l’incubo - “stamattina avrei potuto essere lì tranquillamente”. Ma, per fortuna, non c’era. 


 

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