Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Caso Imane, ancora troppi dubbi: gli esperti chiedono 90 giorni per depositare la relazione

Gli esperti stanno indagando per scoprire cosa ha causato la morte della modella

Imane Fadil

Una proroga di 90 giorni per concludere gli accertamenti autoptici e depositare una relazione sulle cause della misteriosa morte di Imane Fadil, modella marocchina di 34 anni morta l'1 marzo alla clinica Humanitas di Rozzano dove si trovava ricoverata dal 29 gennaio per cause tuttora ignote, una delle testimoni chiave del caso Ruby. La proroga è stata concessa alla procura di Milano al pool di consulenti, guidata dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo, incaricati dal  procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dai pm Luca Gaglio e Antonia Pavan di fare chiarezza sul decesso della modella marocchina.

L'autopsia sulla salma della 34enne era iniziata a fine marzo e gli inquirenti avevano dato 30 giorni di tempo agli esperti per depositare la relazione finale. Con la proroga concessa nei giorni scorsi i tecnici dovrebbero consegnare la relazione nel mese di luglio.

Imane Fadil: il caso

Il caso di Imane Fadil si intreccia inevitabilmente con il caso Ruby. La modella partecipò ad alcune delle "cene eleganti" ad Arcore nella residenza di Silvio Berlusconi ed era una teste chiave del processo Ruby Ter, in cui l'ex presidente del consiglio è accusato di corruzione di testimoni per il processo principale (in cui rispondeva di prostituzione minorile e concussione), in cui venne assolto.

Fadil (insieme ad altre due giovani che avevano preso parte ad alcune o ad una sola delle cene) aveva anche chiesto di costituirsi parte civile ma in un primo tempo il Tribunale di Milano aveva accolto la richiesta dei legali di Berlusconi di non ammetterle. Le tre modelle avevano però presentato nuovamente un'istanza in tal senso a gennaio.

La 34enne, durante il lungo ricovero in ospedale, aveva rivelato al suo avvocato difensore di sospettare di essere vittima di un avvelenamento, ma finora le analisi (disposte dopo il decesso) non hanno evidenziato riscontri in tal senso, né con veleni né con sostanze radioattive, anche se sono state trovate tracce piuttosto alte di quattro metalli non radioattivi.

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