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Viale Famagosta, una delle strade con i nuovi autovelox

Viale Famagosta, una delle strade con i nuovi autovelox

Autovelox, un giudice di pace dà torto al comune

"L'accertamento entro 90 giorni parte dal giorno della foto, altrimenti non c'è certezza del diritto"

Sulle multe degli autovelox installati nel 2014, è guerra sui tempi di notifica. Il giudice di pace ha recentemente dato ragione ad un'automobilista (e torto al comune) sui tempi di decorrenza. La donna era transitata a 79 km/h in viale Palmanova (anziché 70 km/h) il 5 maggio 2014, la contravvenzione le era stata notificata il 28 agosto. Il caso è riferito dal Corriere.

Ma qual è il problema? Semplice: i 90 giorni che il comune ha a disposizione partono dal giorno dell'infrazione o dal giorno in cui un funzionario rileva fisicamente la targa dell'autovettura? Il comune propende per la seconda ipotesi, che - secondo il giudice di pace - fa slittare il termine "da un momento successivo determinato discrezionalmente dall'amministrazione". Il ministro Maurizio Lupi aveva già avvertito i comuni a far rispettare rigorosamente il termine dal giorno dell'infrazione. L'assessore milanese Marco Granelli aveva obiettato. Ma evidentemente la guerra d'interpretazione continua.

"Qualora la violazione non possa essere immediatamente contestata, il verbale, (..) deve, entro novanta giorni dall'accertamento, essere notificato all'effettivo trasgressore o, quando questi non sia stato identificato e si tratti di violazione commessa dal conducente di un veicolo a motore, munito di targa, ad uno dei soggetti indicati nell'art. 196, quale risulta dai pubblici registri alla data dell'accertamento". Così l'articolo 201 del codice della strada. "Entro novanta giorni dall'accertamento".

La diatriba sta tutta lì: nel concetto di "accertamento". Dal mero punto di vista giuridico, il termine ha senso per evitare discrezionalità. Ma se i comuni si sentono autorizzati a far partire l'accertamento dal giorno in cui un vigile urbano guarda la foto, quel giorno può anche essere tre anni dopo l'infrazione: perché non potrebbe? Risulta dunque evidente che la posizione del comune di Milano, pur essendo "di comodo" vista l'enorme mole di verbali da lavorare, va contro lettera e spirito dell'articolo del condice della strada.

Perfino la Corte costituzionale ha avuto modo di esprimersi sul tema, con la sentenza 198/1996. Stabilendo che il primo giorno del conteggio è quello in cui è stata commessa l'infrazione (ed è stata scattata la fotografia).

Al di là di tutto questo, però, un'opposta considerazione. Tutta Milano sa che questi autovelox sono stati installati e dove si trovano. I limiti di velocità possono essere discussi (c'è chi ritiene che i 70 km/h al Cavalcavia del Ghisallo siano eccessivamente punitivi). Ma che questi servano a evitare incidenti anche gravi o mortali, non può essere messo in discussione. L'autovelox per definizione aiuta a tenere comportamenti corretti alla guida. Ricevere una multa non fa mai piacere, ma ci si può anche pensare prima di commettere l'infrazione.

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