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I lavoratori-carcerati valgono un fatturato di 2 milioni di euro

A Bollate, ci sono "mini-imprese" di sarti, scenografi, cuochi, esperti di controllo qualità, giardinieri. Tutte costruite da detenuti. Che fatturano 2 milioni all'anno. E, se si lavora, la recidiva scende del 50%

Una vera e propria azienda. Che non va in ferie. Nel carcere di Bollate. Per oltre 200 detenuti, su un totale di 1.150, ‘la vacanza’ sta nella grande opportunità di uscire dalla cella e raggiungere, all’interno del penitenziario, le serre dove coltivare le piante, le cucine dove preparare catering di qualità, il laboratorio con le macchine da cucire dove realizzare le creazioni di moda, gli attrezzi per intagliare i mobili o riparare i cellulari.

Il tutto, con una dedizione assoluta che genera prodotti di altissima qualità artigianale.

“Questa dedizione va sostenuta e fatta rientrare a pieno titolo nel comparto economico di produzione di qualità della città di Milano”, ha dichiarato l’assessore comunale allo Sviluppo economico Cristina Tajani. In continuità con le azioni di sostegno promosse già da un anno dal suo assessorato, la Tajani ha incontrato giovedì mattina le imprese e le cooperative che, scegliendo di operare nelle carceri, costruiscono opportunità di lavoro e contribuiscono alla produttività milanese.

Nel solo carcere di Bollate, le otto cooperative e imprese presenti generano complessivamente un fatturato per oltre 2 milioni di euro.

Complessivamente, all’acceleratore del Comune (circa 500mila euro per aiutare le aziende nate dai detenuti a passare "da una logica assitenzialista a una imprenditoriale") hanno aderito ad oggi 15 imprese collocate nei quattro penitenziari milanesi, mentre sono 9 (la maggior parte nel carcere di Bollate) le realtà produttive risultate beneficiarie del bando.

Sono presenti nel carcere di Bollate le cooperative sociali Alice (sartoria, confezioni e riparazioni abbigliamento), Abc la Sapienza in tavola (catering, cucina), Estia (allestimenti scenografici, scenotecnici e illuminotecnici teatrali), Cascina Bollate (commercializzazione di piante), Out&Sider (telemarketing, call center), Stile libero (packaging), oltre alle imprese Bee-2 Srl (promozione di prodotti e servizi, controllo qualità) e Sst Srl (riparazione cellulari, call center).

Nel corso della visita è stato sottolineato, inoltre, come le imprese e le cooperative attive nelle carceri offrendo occasioni di reinserimento per i detenuti, contribuiscono a ridurre fortemente il tasso di recidiva (in media del 20% anziché del 70%) tra chi lavora.

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