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La 'guerriglia' in centro a Milano e la 'notte da panico' dei piccoli criminali della "151"

Blitz della polizia contro una baby gang di Bonola dopo una folle notte di violenza e sangue

Avevano "semplicemente" voglia di violenza, sete di sangue. Volevano "soltanto" sfogare la loro furia contro chiunque, senza alcun motivo plausibile, sempre che ne esista uno. Desideravano mostrare la loro forza, chiaramente in branco, quello della "151". E per questo, per dirla con le parole di chi gli ha dato "la caccia", avevano portato a termine "azioni quasi guerrigliere" con lo scopo ultimo di creare "panico e disordine" in una normale notte di autunno in pieno centro città. La notte da incubo di Milano è quella dello scorso 4 ottobre, quando in poco più di tre ore all'Arco della Pace si erano verificati pestaggi, scippi, rapine, aggressioni, raid brutali. E la firma su quella notte, hanno accertato adesso gli investigatori, è quella di una baby gang composta da ragazzini e ragazzine quasi tutti ancora minorenni. 

Giovedì mattina, al termine di una lunga e attenda indagine condotta dalla Squadra Mobile, coordinata dal dirigente Marco Calì, e dal commissariato Sempione, guidato dal dirigente Andrea Migliasso, nei guai sono finiti tredici baby criminali. Per quattro di loro - un 20enne e tre 19enni, tutti italiani senza precedenti - sono scattati gli arresti domiciliari con tanto di divieto di comunicare con chiunque, mentre altri nove, tutti con meno di 18 anni, sono stati indagati a piede libero.

L'151 di Bonola

A unire tutti i loro destini, a tenerli insieme, oltre che la violenza c'è il quartiere d'origine. Tutti o quasi infatti arrivano da Bonola - avevano "eletto" come loro luogo di ritrovo il centro commerciale della zona -, tanto che nei loro nickname sui social ricorre quasi ossessivamente la sigla "151", ispirata proprio a quel 20151 che è il Cap di Bonola. 

Quale fosse l'intenzione della "baby gang 151" quella notte tra il 3 e il 4 ottobre lo descrive perfettamente una frase che il giudice Stefania Donadeo ha messo nero su bianco nell'ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti dei più grandi, su richiesta dei procuratori Laura Pedio e Francesca Crupi. 

I giovani, oltre quindici, tutti radunati in zona Arco della Pace, erano "arrivati nel centro di Milano proprio con l'evidente intenzione di aggredire fisicamente dei casuali malcapitati, di provocarne una reazione al sol fine di malmenarli - scrive il Gip -, sempre con la forza intimidatoria del branco". 

Video | La folle notte della baby gang in centro

Pestaggi e rapine, la folle notte all'Arco 

Ed effettivamente era proprio quello che avevano fatto, condividendo anche le immagini delle loro "gesta eroiche" su quei profili social firmati "151" salvo poi cercare di far sparire le tracce. I primi a finire nel loro mirino erano stati tre ragazzini minorenni, che erano stati accerchiati, aggrediti e rapinati, con il branco che si era impossessato dei loro portafogli prendendo il denaro e buttando via il resto. 

Verso l'1 il secondo blitz, brutale, violento. A farne le spese erano stati il proprietario e i dipendenti di un ristorante - due finiranno in ospedale - che si trova all'angolo tra via Niccolini e via Fioravanti. Anche lì stesso e identico copione: tre del gruppo avevano iniziato con le provocazioni - "Che cazzo guardi? chi cazzo sei?" - e poi la gang aveva dato libero sfogo alla violenza assalendo, letteralmente, le vittime. Il titolare, il più anziano, si era beccato una testata in pieno volto, suo figlio uno schiaffo in faccia e un altro dipendente era stato colpito con un bastone di legno e con calci e pugni sul viso. 

Dopo un'ora - durante la quale i piccoli criminali erano rimasti tranquilli dopo la fuga all'arrivo delle Volanti - la terza scarica di violenza, questa volta contro quattro ragazzi a caso. La miccia era stata la tentata rapina di un monopattino e dopo un minimo accenno di reazione della vittima, lui e tre amici erano stati malmenati con calci, pugni e bottigliate di vetro. 

Dieci minuti dopo la fine della serata, con il raid più folle. A finire nel radar della baby gang erano stati alcuni ragazzi che stavano festeggiando il compleanno di uno di loro in piazza. Il modo per attaccare era stato lo stesso di sempre: uno della banda si era avvicinato a uno dei giovani e gli aveva urlato "mi hai chiamato coglione", quindi era partito il pestaggio violentissimo, con uno degli aggrediti colpito con un casco da moto in pieno volto. Il bilancio era stato pesantissimo: quattro feriti, di cui due finiti al pronto soccorso con prognosi di 15 e 20 giorni. 

L'indagine sulla baby gang

Il lavoro dei poliziotti, che quella sera erano stati chiamati più e più volte ad intervenire, era partito dalle visioni delle immagini registrate dalle telecamere di sicurezza della zona e da alcuni testimoni, mentre due dei baby criminali erano stati identificati poco dopo le violenze da una delle Volanti arrivate. Cosi ricostruendo i loro rapporti, gli investigatori sono poi riusciti a dare un nome e un volto a tutti o quasi gli elementi della banda, che ha agito - ha sottolineato il giudice - "senza alcuna motivazione, se non la mera sopraffazione verso le vittime". 

La difficoltà per inquirenti e investigatori è stata assegnare a ognuno degli arrestati e degli indagati - che rispondono a vario titolo delle accuse di rapina, tentata rapina e lesioni - una responsabilità precisa, anche se il Gip in un passaggio dell'ordinanza ha voluto specificare che anche la sola partecipazione morale al branco è punibile, evidenziando proprio quale sia la reale forza d'urto di qualsiasi baby gang. 
 
"Non agiscono materialmente sempre tutti, ma tutti coesi partecipano alle aggressioni" perché - ha rimarcato il Gip - "la loro forza è il gruppo e nel gruppo" e per questo "tutti gli indagati sono in grado di agire con violenza e di condizionare il gruppo istigandolo altresì ad agire con egual violenza". 

Il covid e la violenza

Da qui la necessità di disporre, almeno per i più grandi, gli arresti domiciliari perché "la spiccata capacità a delinquere degli indagati fa ritenere probabile che prima o poi la stessa potrebbe portare alla commissione di qualche episodio criminale ben più grave di quelli per cui si procede". 

Gli stessi che hanno già hanno regalato a Milano una notte di terrore per un "fenomeno che ormai crea allarme", per commentare con le parole del questore meneghino, Giuseppe Petronzi, che ci ha tenuto a garantire comunque che "c'è un grande sforzo per evitare che ciò accada ancora". E lui stesso ha voluto mettere in risalto che le colpe principali dell'escalation di violenza tra i più giovani - tra nuove baby gang e risse in piazza - non vanno ricercate soltanto nell'emergenza covid e nel locdown, che può aver portato al massimo "a un'accelerazione, quasi fosse doping, delle dinamiche che non sono esclusivamente legate al periodo, ma sono pre esistenti". 

"Queste cose - il suo auspicio - semplicemente non si fanno, come si diceva una volta". E la speranza è che il rimorso mostrato dai giovanissimi giovedì mattina davanti ai poliziotti sia il primo passo da cui partire. 

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