menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Se CityLife diventa il terreno di caccia delle baby gang, tra Instagram e 'ribalta mediatica'

Operazione della polizia contro un'altra baby gang. Anche loro colpivano in zona CityLife

Sapevano che colpendo lì avrebbero ottenuto visibilità. Erano certi che scegliendo quel posto come loro terreno di caccia avrebbero avuto la ribalta mediatica che volevano e cercavano. Non immaginavano, però, che le loro azioni non sarebbero sfuggite agli agenti che pezzo dopo pezzo hanno ricostruito il puzzle che li ha inchiodati. Perché, per dirla con le parole del dirigente Andrea Migliasso, che guida il commissariato Sempione, "adesso basta". Sono stati proprio i suoi poliziotti, dopo una lunga e articolata indagine, a incastrare la baby gang che è ritenuta responsabile di almeno sette rapine - ma i blitz potrebbero essere molti di più - messe a segno tra settembre e novembre scorsi, tutte tra CityLife, parco Vergani e parco Solari. 

A "pagare per tutti" sono stati due ragazzini poco più che 14enni, che nelle scorse ore sono stati fermati e portati in comunità. Il resto del branco, composto da almeno una quindicina di giovani, è stato in parte identificato, ma i baby criminali non sono imputabili perché hanno tutti meno di 14 anni. 

La baby gang (un'altra) di CityLife

Il loro modus operandi, ricostruito dagli investigatori con il coordinamento della procura dei minori, era quello classico: le vittime venivano avvicinate con una scusa, poi circondate e rapinate di felpe, occhiali, cellulari, cappellini, qualsiasi cosa di valore. 

In un'occasione un coetaneo era stato minacciato con un coltello, in un altro caso - a novembre, al giardino Bompiani - un coetaneo era stato costretto a restare fermo con la fiamma di un accendino puntata contro al grido di "ti diamo fuoco, ti bruciamo e ci prendiamo tutto". 

A tenere insieme i baby bulli, come rilevato da investigatori e inquirenti, era l'identificazione con i quartieri di provenienza di alcuni di loro, rivendicata - come accaduto per altri baby gang - sui social, Instagram soprattutto, attraverso l'utilizzo del Cap 20147, che indica le zone tra Inganni e Primaticcio fino ai limiti di San Siro. 

CityLife la vetrina delle baby gang

I due finiti in comunità e i loro amici non sono stati gli unici, nell'ultimo periodo, a scegliere CityLife come teatro dei loro blitz. Pochi giorni fa quattro 15enni erano stati messi in comunità: anche loro fermati dalla polizia, anche loro per rapine e anche loro a CityLife, dove colpivano ispirandosi ai criminali di Gomorra. 

“CityLife rappresenta per loro, per le baby gang, una platea mediatica", la riflessione del dirigente Andrea Migliasso. "Anche se poi ognuno va a rivendicare sue intenzioni. Da un lato quelli vicini alla musica che denunciano disagio e delinquono, dall'altro lato altri che pur arrivando dalle stesse zone hanno più una attitudine professionale, sono un po' più professionali".

E in effetti è stato lo stesso investigatore a sottolineare come i giovani bloccati nelle scorse ore - tutti con trascorsi di vita particolari e famiglie problematiche alle spalle - avessero "un po' meno voglia di rivalsa sociale" e un po' più "voglia di fare soldi", tanto da "andare in giro come predatori". 

Predatori che comunque finivano sempre lì, a CityLife, sotto i grattacieli della parte più nuova e moderna di Milano. Ben consapevoli che colpire lì potesse regalare loro qualche minuto di "gloria". Chiaramente da rivendicare sui social. 
 

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

MilanoToday è in caricamento