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Sesso nei bagni della scuola per le ricariche: le "ragazze doccia" milanesi

La storia di 8 ragazzine milanesi, benestanti, di buona famiglia, iscritte a scuole private. Ne sono venute fuori dopo un percorso di riabilitazione

Adolescenti in cerca di popolarità, che hanno usato il corpo per 'irretire' coetanei, offrendo prestazioni sessuali in cambio di ricariche del cellulare, telefonini e altri beni materiali.

Una realtà che hanno vissuto 8 ragazzine milanesi, 7 delle quali di famiglie benestanti e iscritte a scuole private, nel 2009, e che ora ne sono venute fuori, grazie al percorso di riabilitazione intrapreso presso l'ospedale Fatebenefratelli di Milano con l'equipe di Luca Bernardo, direttore del reparto di Pediatria.

I coetanei le chiamavano 'ragazze doccia', perché facevano sesso quotidianamente, come si fa la doccia appunto. Si tratta di adolescenti, quasi sempre benestanti, che si prostituivano a scuola, non per soldi ma per beni materiali. Gli istituti frequentati erano prevalentemente privati.

Nelle prime ore, domanda e offerta venivano contrattate sui telefonini, poi si passava in bagno dove le ragazze accettavano anche più di un cliente a testa, a seconda di quanto offrivano i loro coetanei.

''Non hanno quasi mai avuto rapporti protetti - spiega Bernardo - che sono stati quasi sempre molto veloci e fugaci, nel bagno della scuola o della discoteca. Non ci hanno però segnalato abusi e si è trattato sempre di rapporti tra adolescenti consenzienti, senza adulti. Nè sono circolati soldi''.

Ora queste ragazze sono uscite dal giro e frequentano l'università o lavorano. ''Sono diverse dalle baby squillo dei Parioli di Roma - continua Bernardo - ma se non fossero entrate in questo percorso di recupero, è probabile che sarebbero magari finite a prostituirsi in cambio di denaro, con adulti''.

Dopo di loro l'equipe di Bernardo non ha avuto più casi del genere, ''non perchè non ve ne siano, ma perchè con l'attenzione mediatica suscitata sono rimaste nascoste. Gli adolescenti hanno difficoltà a parlarne. Il fenomeno è probabilmente molto più esteso di quanto appaia, soprattutto nelle grandi città''.

Certo è che un genitore, se è attento, sottolinea Bernardo, ''non riesce a non cogliere i segnali d'allarme, come vedere che la propria figlia che cambia giro di amici, frequenta persone molto più grandi e ha disponibilità di denaro''. Nel caso delle ragazze milanesi si trattava di famiglie cosiddette per bene, ma difficili all'interno.

''Il clima era di solitudine, noia, rabbia e il corpo percepito come un disvalore, usato per divertirsi e ottenere popolarità - conclude -. E poi c'era la voglia di denaro e avere le cose migliori, come più cellulari, proprio per essere popolari. Non pensavano di far del male nè avevano rimorsi, ma poi hanno capito che sbagliavano''.

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