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Incontro in piazza Risorgimento

Incontro in piazza Risorgimento

"Banca della camorra" operativa al centro di Milano: prestiti milionari

A gestire l'istituto di credito illegale nato attorno a piazza Risorgimento sarebbero stati Vincenzo G. di 63 anni e Alberto F. di 54, secondo quanto emerge dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Milano

Funzionava più o meno come una banca. C'era chi 'offiriva' denaro in contanti e c'era chi 'richiedeva' il prestito di quei soldi con urgenza. I tassi d'interesse, però, erano stellari e coloro che non rispettavano la 'parola' data venivano minacciati di morte. A gestire l'istituto di credito illegale nato attorno a piazza Risorgimento, una zona molto prestigiosa della città, sarebbero stati Vincenzo G. di 63 anni e Alberto F. di 54, secondo quanto emerge dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Milano. 

Erano gli stessi clienti, tutti imprenditori 'affamati' di liquidità, a rivolgersi alla 'banca'. "Tutti - ha indicato Ilda Boccassini, procuratore aggiunto della Repubblica del tribunale di Milano - erano consapevoli della caratura dei personaggi ai quali si stavano rivolgendo". Vincenzo G. e Alberto F. sono stati condannati in via definitiva per aver fatto parte, negli anni '80 e fino al 1996, di un'articolazione lombarda dell'associazione camorrista denominata "Nuova famiglia", in contatto con esponenti storici di "cosa nostra" e della 'ndrangheta. I due, di origine napoletana, vivono da decenni in Lombardia.

Durante l'anno d'indagini affidate agli agenti della Squadra Mobile, diretti da Alessandro Giuliano, sarebbero stati documentati prestiti anche di 300 mila euro con tassi d'interesse tra il 30 e il 40 percento. In alcuni casi gli imprenditori erano costretti a restituire 75 mila euro al mese. Il più delle volte, secondo gli investigatori, i creditori venivano minacciati in maniera sottile ma costante. "Nessuno di loro - ha sottolineato Giuliano - ha denunciato il fatto perché consapevoli". L'approccio tra le parti avveniva nei bar o nelle panchine attorno a piazza Risorgimento, che ha dato il nome all'operazione. In particolare, Vincenzo G., residente nella zona, sarebbe stato più volte intercettato mentre incontrava il socio o i clienti all'aperto.

Il denaro che la 'banca' recuperava dagli imprenditori, in genere, veniva reinvestito perlopiù all'estero: in Svizzera e Ungheria. Per fare queste operazioni, la coppia collaborava con Giuseppe A. di 63 anni e Filippo M. di 31 che avevano la capacità di internazionalizzare i capitali. Secondo gli inquirenti, i soldi dall'Italia venivano bonificati su conti correnti di società all'estero, su cui sono in corso accertamenti. Venivano poi emessi carte credito e bancomat attraverso cui Vincenzo G. e Alberto F. riuscivano a far tornare il denaro in Italia.

E' stato emesso un provvedimento di fermo contro i quattro. Vincenzo G. e Alberto F. sono accusati di autoriciclaggio e di esercizio abusivo del credito aggravato dai metodi mafiosi mentre gli altri due devono rispondere di riciclaggio. A nessuno viene contestata l'usura, ma per il momento, aggiunge Giuliano: "Abbiamo documentato prestiti con metodi mafiosi che ci permettono di lavorare anche su questa ipotesi". Venerdì sera gli agenti della Mobile hanno fermato i quattro. Durante le perquisizioni nelle loro abitazioni sono stati sequestrati beni per almeno tre mila euro. In particolare, nell'abitazione di Vincenzo G., è stato trovato un milione e mezzo di euro in contanti nascosto dietro il contattore elettrico. A disposizioni delle autorità anche molti diamanti, orologi di lusso e un lingotto d'oro.

Nella giornata di martedì 17 novembre, il gip di Milano Giuseppe Gennari ha convalidato il fermo e ha disposto la custodia cautelare in carcere.

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