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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca

Arrestato Casale per bancarotta: nell'inchiesta una compravendita in piazza Castello

Fermato dalla guardia di finanza l'immobiliarista Vittorio Casale per bancarotta fraudolenta. Arrestate altre 2 persone. Nell'inchiesta anche l'acquisto e la vendita di un immobile in piazza Castello a Milano

La Guardia di Finanza di Milano ha arrestato oggi tre persone fra cui l'imprenditore Vittorio Casale con l'accusa di bancarotta fraudolenta. Le ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite nell'ambito di un' inchiesta dei pm Luigi Orsi e Gaetano Ruta e riguarda il fallimento di 4 società.

Le ordinanze di custodia cautelare in carcere per Vittorio Casale e gli altri due imprenditori sono state firmate dal gip Fabrizio D'Arcangelo. Inoltre le Fiamme Gialle hanno effettuato perquisizioni a Roma e a Piacenza nelle abitazioni e nelle sedi delle società riferibili ai tre. Le accuse a vario titolo sono bancarotta fraudolenta aggravata patrimoniale e documentale. Dalle indagini dei pm Orsi e Ruta è emerso che quattro società del gruppo immobiliare Opere Spa, di cui Casale è ritenuto il dominus, dopo aver realizzato cospicue plusvalenze e distribuito dividendi, hanno omesso di pagare imposte per 20 milioni di euro e, per evitare le procedure esecutive nei confronti del gruppo, sarebbero state cedute a una società fantasma (inattiva). Casale, parmigiano di origine, è proprietario di terreni a Bologna, città dove il suo nome è stato più volte associato alla costruzione di un nuovo stadio.

Ci sono almeno una quindicina di operazioni di trading immobiliare tra cui l'acquisto e la vendita di un immobile in piazza Castello a Milano e piazza del Parlamento a Roma, al centro dell'inchiesta che ha portato in carcere per bancarotta Vittorio Casale e Francesco Vizzari, rispettivamente dominus e un dirigente dell'immobiliare Opere, e Gianguido Bonatti, titolare della società fantasma SKT. Secondo l'inchiesta, le quattro società controllate da Opere e fallite lo scorso dicembre, tra il 2004 e il 2006 avevano acquistato gli immobili e li avevano rivenduti realizzando plusvalenze per cui hanno evaso il fisco per 20 milioni. Le società, fortemente indebitate, e proprio per evadere il fisco, nel 2008 sono finite in 'pancia' di SKT che non le aveva nemmeno iscritte a bilancio. L'operazione di trading dell'immobile in piazza del Parlamento 18 a Roma è stata valutata attorno ai 60 milioni di euro. 

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