La sede del Municipio 8 al Gallaratese
Cronaca

"Ti racconto una storia, la tua": biografie e narrazioni personali per l'integrazione

Ecco uno dei progetti che hanno vinto il bando sulle periferie del Comune di Milano

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MilanoToday

La narrazione come strumento per individuare disagio sociale, situazioni di fragilità e al tempo stesso per generare fiducia all’interno delle comunità e favorire il dialogo fra generazioni. Prende corpo da questo presupposto l’iniziativa 'Ti racconto una storia, la tua’, selezionata, fra oltre 160 progetti, nell’ambito del ‘Bando alle periferie’, l’avviso pubblico pensato dal Comune di Milano per sostenere – con un finanziamento totale di 540mila euro – alcune importanti iniziative delle forze sociali, culturali ed economiche presenti in città per migliorare la qualità della vita nei cinque ambiti strategici del Piano Periferie: Giambellino-Lorenteggio, Adriano-Padova-Rizzoli, Corvetto-Chiaravalle-Porto di Mare, Niguarda-Bovisa e Qt8- Gallaratese.

L’Associazione di Promozione Sociale ForMattArt, capofila - in rete con altre realtà locali e nazionali quali Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, l’Associazione Ubi Minor, Fondazione PIME onlus, Associazione Comunità Il Gabbiano onlus, Anteas Milano, Associazione CibiLab, Verso Itaca onlus - intende così sperimentare nelle periferie dell’area milanese un approccio e una modalità di intervento in grado di ridurre il rischio che storie di solitudine e di autoisolamento di persone anziane si trasformino silenziosamente in disagio estremo.

Obiettivo del progetto - che si inserisce in un più ampio piano operativo dedicato all’invecchiamento attivo e al dialogo tra generazioni, con la realizzazione a Milano nel 2018, della mostra esperienziale ‘Dialogo con il Tempo’ (a cura dell’associazione Ubi Minor) - è quello di favorire l’instaurarsi di legami tra le diverse anime che popolano il territorio urbano.

In primis parliamo di relazioni che vedano protagonisti, in ottica di impatto sociale, le fasce più ‘a rischio’ come quelle degli anziani, dei giovani e quella dei migranti, in particolare attraverso la popolazione femminile. Per favorire questo processo ‘Ti racconto una storia, la tua’ si propone di formare volontari e studenti ‘biografi’, rafforzando anche la loro capacità di intercettare quelle problematiche sociali che rischiano di non essere viste e ascoltate dalle istituzioni. La voce delle persone ‘intervistate’, le loro storie, sono destinate a restituire una fotografia delle periferie coinvolte quanto più aderente alla realtà, lontano da mistificazioni e stereotipi.

Attraverso questo progetto si vuole anche educare all’ascolto di sé e dell’altro e al rispetto delle diversità, nella speranza che gesti di accoglienza e reciprocità diventino prassi quotidiane, in un’epoca pervasa da un forte individualismo e che paga il dazio di un tessuto sociale e familiare sempre più sfilacciato. Toccherà a studenti, educatori e volontari, dunque, che, durante il prossimo autunno, verranno appositamente preparati alla raccolta di storie da formatori della Libera Università dell’Autobiografia. Ma non saranno soli.

Il progetto, infatti, intende coinvolgere anche alcune donne dei territori interessati, in particolare migranti, o donne che vivono situazioni complesse per diversi motivi (difficoltà economiche, solitudine, ecc. ), inserite sul territorio e da individuare grazie alla collaborazione con realtà del terzo settore presenti nei quartieri. La narrazione potrà riguardare un ricordo, una fiaba, una festa, un viaggio, un gioco, un sogno, un’avventura, un diario, un film, un piatto tipico.

E proprio dal momento della condivisione del cibo potrà partire la raccolta delle storie: a tavola giovani, donne migranti e anziani coinvolti in un atto che rappresenta per antonomasia lo ‘stare insieme’. Il lavoro di raccolta di storie porterà con sé anche successive occasioni di restituzione e incontro aperte alla comunità in luoghi pubblici, perché i cittadini del territorio possano sentirsi protagonisti di un cambiamento reale e duraturo.

Il racconto dei singoli, grazie alla realizzazione di prodotti editoriali (libri, docu-film, etc) e all’utilizzo dei social, è destinato a trasformarsi in una sorta di memoria collettiva dei quartieri, ma anche in uno strumento educativo da utilizzare all’interno delle scuole. L'iniziativa prevede momenti di animazione, spettacoli, laboratori di cucina che coinvolgano anziani e bambini. Gli eventi finali di ‘restituzione’ saranno anche l’occasione per valorizzare alcuni luoghi delle periferie che, grazie all’intervento di artisti, diventeranno ‘libri aperti’ sulle storie raccolte.

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