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Venerdì, 27 Maggio 2022
Cronaca

Boom di bar cinesi: a Milano crescono del 335%

Offrono a qualità (lievemente) inferiore a basso prezzo. Pagano subito e in contanti. E tutti vendono

Il numero di bar gestiti dai cinesi è in aumento vertiginoso. Soprattutto a Milano, ma anche altre città italiane, piccole e grandi, sono interessate dal fenomeno. Sotto il Duomo i bar gestiti da cinesi sono aumentati del 335%. Ma ci sono anche ristoranti, immobili, centri massaggi.

Si tratta di un'espansione che non ha precedenti, caratterizzata da soldi in contanti, trattative sottobanco. E dalla Cina la forza lavoro arriva di continuo, senza soste. Carlo Verdelli su Repubblica racconta questo "mondo" di cui in realtà si sa advvero pochissimo. Un bar di Milano su cinque è gestito da cinesi. Sei anni fa erano 120, oggi sono 522 su 2.300 totali.

Una crescita del 335%. Se si conteggia anche l’hinterland, i piccoli bar con titolare cinese salgono a 709. Dove c'è un proprietario indebolito dalla crisi, è facile che si presenti un imprenditore cinese: pagano in contanti, quasi sempre. Huang Suping è consulente di Confcommercio, originaria dello Zhejiang, a sud di Shangai, come molti nuovi cinesi “milanesi”.

Il boom dei bar gestiti dai suoi connazionali lo spiega così: "Da noi i bar non esistono, in Italia invece sono un classico, richiedono poco personale, piccolo investimento. Si può tentare. E poi i cinesi, al semaforo, non guardano se è verde o rosso: passano se vedono che gli altri passano. Così con gli affari: se uno ha successo con un’attività, altri lo seguono".

Se entri in un bar, escluso il centro centro (per adesso), hai buone possibilità di trovare le stesse cose che trovi nei bar italiani, solo che costano un po’ meno (il caffè, aroma discutibile, da 60 a 80 centesimi, invece di un euro), la qualità di piatti e panini non è eccelsa ma compensata dal risparmio sul prezzo, trovi aperto molto più a lungo e molti più giorni la settimana rispetto alla concorrenza e, se non guardi in faccia chi ti sta servendo, potresti essere in qualunque bar di Milano: rarissimi, e spesso assenti, oggetti o arredi made in China.

Ciò che attrae i cinesi è che per un bar non serve un grosso capitale d’ingresso e il costo del lavoro è azzerato: fanno tutto in famiglia. Inoltre c’è una percentuale di guadagno illecito, per esempio con le slot fuori legge o la merce taroccata.

Angelo Ouci, una delle figure di spicco della comunità cinese a Milano, aggiunge: "E poi noi, in genere, abbiamo una memoria folle: vediamo una persona una volta e la riconosciamo per sempre, per cui chiamiamo subito i clienti per nome. Questo crea presto un clima di amicizia e di integrazione, che fa bene agli affari e anche ai rapporti tra i nostri popoli".

Il sindaco Pisapia, riporta Repubblica, dice: "Hanno una disponibilità finanziaria non paragonabile a quella degli altri gruppi etnici. Ultimamente c’è stato un salto di qualità con l’acquisto di immobili, ma vorrebbero fare di più, cercano aziende importanti a cui partecipare, li frena soltanto l’instabilità governativa dell’Italia". Insomma, troppo ricchi per creare incidenti. "All’Expo avranno il padiglione più grande, porteranno un milione di turisti e un investimento da 50 milioni di euro. E in più la disponibilità a rimanere anche dopo". 

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