La camorra nel centro di Milano: sigilli a uno storico bar

C'è anche il bar Gran Caffè Sforza, nel centro storico del capoluogo lombardo, fra i beni sequestrati durante un'operazione antimafia dei carabinieri del Noe di Roma a Milano e nell'hinterland e nel Casertano

La camorra cutoliana nel cuore di Milano e in provincia attraverso bar, società immobiliari, attività commerciali e fabbriche di videopoker.

C'è anche il bar Gran Caffè Sforza, nel centro storico del capoluogo lombardo, fra i beni sequestrati durante un'operazione antimafia dei carabinieri del Noe di Roma a Milano e nell'hinterland e nel Casertano. Sequestrati beni per un valore di 20 milioni di euro riconducili a Mauro Russo, appartenente al clan Belforte o dei Mazzacane, che è stato arrestato. Indagate 12 persone.

Russo, 47 anni, è accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso. Non solo avrebbe reinvestito capitali sporchi: secondo un'intercettazione del 15 novembre scorso, avrebbe anche rivelato di poter superare alcuni passaggi dell'iter amministrativo. "Mi servirebbe però, urgentemente, il certificato camerale con la dicitura antimafia per il bar qua di via Sforza", avrebbe detto Russo al telefono con tale Paolo.

L'associazione camorrista estorceva denaro agli operatori commerciali e si scontrava con le armi con altri gruppi camorristici per il controllo dello spaccio di droga e per l'imposizione di macchinette videopoker o slot machine agli esercenti di bar. Le indagini hanno portato alla luce un vasto giro di affari realizzato attraverso il reimpiego di capitali sporchi e una rete di prestanome legati a Russo.

Secondo alcuni pentiti, Russo sarebbe il referente di Pasquale Scotti, latitante dal 1985, detto 'Pasqualino o' collier' per aver regalato un collier alla moglie di  Raffaele Cutolo, lo storico boss della Nuova camorra organizzata (Nco). Fin dal 1999 Russo si è associato al clan Belforte, ex cutoliano. Dapprima ha imposto la distribuzione delle proprie slot machine agli esercizi commerciali di Marcianise (Caserta) e in zone limitrofe per poi diventare affiliato del clan. Al punto da fornire armi e auto usate per omicidi, offrendo appoggio logistico ai latitanti del gruppo, ma anche per il riciclaggio dei proventi illeciti, soprattutto nella zona di Milano.

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Il decreto di sequestro preventivo è stato eseguito dai carabinieri del Noe di Roma guidati dal colonnello Sergio De Caprio, noto anche come 'Ultimo', e dal capitano Pietro Rajola Pescarini. A disporlo, il gip napoletano Andrea Rovida su richiesta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo campano.

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