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Barbato è a rischio - Foto comune di Milano

Barbato è a rischio - Foto comune di Milano

Clan mafiosi e pedinamenti: bufera sul capo dei vigili di Milano e sul consigliere comunale

L’indagine

È bufera attorno al capo dei vigili di Milano, Antonio Barbato, e al consigliere comunale di “Noi Milano” e delegato al bilancio della città metropolitana, Franco D’Alfonso.

I loro nomi, infatti, sono finiti nell’inchiesta della Dda di Milano che lo scorso 15 maggio ha portato all’arresto di oltre dieci persone ritenute referenti al Nord del clan catanese Laudani. 

A “coinvolgere” Barbato e D’Alfonso - nessuno dei due è comunque al momento accusato di nulla - è la figura di Domenico Palmieri, ex storico sindacalista della Uil poi finito in manette - anche lui a maggio - perché descritto dagli investigatori come un “facilitatore” del clan. 

Clan e appalti: la posizione di Barbato e D’Alfonso

D’Alfonso - ma lui ha subito smentito - sarebbe stato indagato, e poi archiviato, proprio in quella inchiesta per una richiesta di voti in cambio di favori fatta allo stesso Palmieri. Mentre il capo dei ghisa - che in passato si è più volte scontrato con sindacalisti della Cisl - sarebbe stato al centro di un’offerta di un pedinamento privato di un suo “nemico” personale. 

Dalle carte emerge anche che tutti e due sarebbero stati protagonisti di conversazioni intercettate da microspie ambientali in occasione di loro incontri con persone che - a loro insaputa - erano al centro delle indagini della Dda milanese sui contatti del clan Laudani al Nord. 

Barbato e D’Alfonso: le loro difese

Il consigliere ed ex assessore, che ha definito le accuse “volgarità”, ha affidato all’avvocato Ilaria Li Vigni la sua difesa. Il primo passo è stato subito smentire l’ipotetica iscrizione di D’Alfonso nel registro degli indagati: “Non è stato destinatario di alcun atto di qualsiasi natura relativo alla vicenda di cui abbiamo avuto contezza esclusivamente attraverso la stampa”, le parole secche e decise del legale. 

Turbato, ma ugualmente convinto, anche Barbato: “Sono amareggiato — il suo commento, raccolto dal Corriere della Sera —, ma continuo a fare il mio lavoro. Incontro sindacalisti ogni giorno, se poi fanno altro…”.

Caso Barbato e D’Alfonso: le accuse delle opposizioni

Dalla maggioranza, sindaco e assessori in primis, non è arrivato nessun commento ufficiale, ma lunedì dovrebbe tenersi un incontro tra il primo cittadino, l’assessore alla Sicurezza, Carmela Rozza, e proprio Barbato per fare piena luce sui fatti. 

Le opposizioni, invece, non hanno perso tempo. “Chiarezza sulle due vicende molto delicate e potenzialmente di inaudita gravità", è stata la prima richiesta del capogruppo di M5s, Simone Sollazzo. Ancora più dure le parole del leghista Morelli, che ha definito “pesantissime le intercettazioni riguardanti politici e dirigenti. Questa amministrazione passa più tempo in Tribunale che a Palazzo Marino". 

Contro il “silenzio del sindaco e della maggioranza” si sono scagliati il capogruppo di Forza Italia, Gianluca Comazzi, e Riccardo De Corato, che ha rincarato la dose: “Silenzio tombale e assordante. Dove sono finiti quelli che urlavano contro il centrodestra per reati amministrativi commessi da famigliari?”

Clan e pedinamenti: Barbato a rischio

“Apprendiamo del coinvolgimento del comandante della polizia municipale di Milano in una indagine nata attorno ai comportamenti di un ex sindacalista Uil legato a clan mafiosi. È naturalmente compito della magistratura accertare l'esistenza di comportamenti penalmente rilevanti ma, al contempo, scoprire che il comandante Barbato era propenso all'uso di agenti privati per indagare sui comportamenti di un dipendente comunale pone pesanti interrogativi e se, come pare, le indagini erano motivate da ragioni di tipo personale l'allarme aumenta”, le parole di Anita Pirovano, capogruppo di Insieme X Milano. 

“Ci confronteremo con il sindaco - la parte più significativa delle parole della Pirovano - per sollecitare i necessari provvedimenti a tutela della credibilità della  Polizia Municipale di Milano e della tranquillità dei milanesi che meritano un comandante di Polizia Municipale scrupolosamente rispettoso delle regole".

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