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Carcere Beccaria, gli agenti: "Nessuna tortura, al massimo legittima difesa"

Due agenti oggi in udienza al Tribunale del Riesame per le misure cautelari

Nessuna tortura. Al massimo 'legittima difesa'. Lo affermano i legali degli agenti di polizia penitenziaria arrestati nell'ambito dell'inchiesta sulle presunte violenze ai danni dei minori detenuti al Beccaria di Milano. Oggi, 7 maggio, gli avvocati hanno presentato ricorso presso il Tribunale del Riesame contro l'ordinanza di custodia cautelare. Due le udienze per due agenti. 

Al 33enne che lavorava all'Ipm dal 2019 vengono contestati diversi episodi, l'uomo però continua a sostenere di non aver commesso quei fatti, ma che al massimo può aver agito per legittima difesa. I suoi difensori, Leonardo Pugliese ed Emanuele De Paola, hanno chiesto la concessione dell'obbligo di dimora o dei domiciliari in Campania. 

Il secondo agente che è stato sentito oggi, 27 anni, si trova ora ai domiciliari su disposizione della gip Stefania Donadeo. Il poliziotto contesta la 'qualificazione giuridica' dell'unico episodio che gli viene contestato, sia come maltrattamenti che come tortura. Si tratterebbe, per la difesa, eventualmente di lesioni, ma senza il certificato medico diventerebbe percosse il che comporterebbe una pena sotto i quattro anni e senza misura cautelare. Per questo il legale ha chiesto la revoca dei domiciliari o l'obbligo di dimora. 

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