Cronaca

Gestione condivisa dei beni comuni: ecco le prime aree, anche un immobile confiscato

L'annuncio degli assessori Lipparini e Rabaiotti. La sperimentazione durerà un anno

L'anfiteatro Martesana (Repertorio)

Gestione condivisa di beni comuni. Parte la sperimentazione del Comune di Milano, durerà un anno e vedrà la collaborazione tra l'amministrazione, cittadini volontari, associazioni, scuole, comitati di genitori, fondazioni, imprese e gruppi informali (tra comitati e social street). La giunta ha approvato le linee guida per dare il via a questo modello gestionale.

L'obiettivo è la "cura condivisa" di spazi aperti, aree comuni e anche alcuni immobili, promuovendo la partecipazione della cittadinanza al governo della città e consolidando il rapporto tra amministrazione e cittadini. Sarà così possibile contrastare meglio il degrado e promuovere l'inclusione sociale.

"Questo strumento consente ai cittadini di collaborare con l’amministrazione nella realizzazione di progetti di gestione, manutenzione, miglioramento e attivazione dei beni comuni urbani: dalle aree verdi, a porzioni di terreno, dagli spazi a piccole installazioni per la pratica di sport", dichiarano gli assessori Lorenzo Lipparini (partecipazione e cittadinanza attiva) e Gabriele Rabaiotti (lavori pubblici).

"E' un’opportunità per chiamare a raccolta e attivare tutte le energie civiche nel miglioramento della qualità della vita nei quartieri che si interfaccia in modo complementare con le risorse e il percorso del bilancio partecipativo. Con quest’ultimo realizzeremo le opere pubbliche richieste dai cittadini, con i patti di collaborazione le faremo vivere", continuano gli assessori.

Anche immobili confiscati alla mafia

In una prima fase saranno coinvolti otto spazi, di cui cinque per iniziative temporanee e tre per progetti continuativi: di questi ultimi, uno è un immobile confiscato alla criminalità organizzata.

Gli spazi per iniziative temporanee sono a Lorenteggio (piazza Tirana, largo Balestra, via del Cardellino), Arco della Pace (via Cesariano), Gorla (Anfiteatro Martesana) e San Siro (via Micene, via Abbiati). 

Per i progetti continuativi sono invece a disposizione l'immobile confiscato alla mafia in viale Espinaesse 106 (che dovrà essere destinato a finalità coerenti con la legislazione in materia), il campo bocce nel parco Franca Rame (quartiere Adriano) e i locali commerciali in via Giovanola 13/27, all'interno di un edificio residenziale pubblico in zona Chiesa Rossa, sfitti da molto tempo. 

Dopo la sperimentazione (che potrà coinvolgere anche altre aree verdi, ludiche o sportive così come immobili che richiedono cura e manutenzione), sarà predisposto un "regolamento dei beni comuni" da presentare al consiglio comunale per l'approvazione. Sono 104 i Comuni italiani che hanno già adottato un simile regolamento: dopo Bologna (prima a farlo nel 2014) sono arrivati vari altri capoluoghi di provincia come Parma, Pavia, Bergamo, Firenze, Livorno, Pistoia, Torino, Trento, Reggio Calabria, Siena, L'Aquila, Brindisi, Genova e altri.

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