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Berlusconi condannato

Berlusconi condannato

Condanna Berlusconi, cosa deciderà il tribunale di Milano

Niente carcere: ma servizi sociali. Potrebbe passare un anno però

Con la conferma della condanna in Cassazione a 4 anni di reclusione, la pena per Silvio Berlusconi, come ha chiarito anche il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati, è ''definitiva ed è eseguibile''.

E, a questo punto, davanti al Cavaliere si aprono due strade, l'affidamento in prova ai servizi sociali o gli arresti domiciliari, che dipendono anche dalle scelte che lui prenderà per scontare quell'anno che rimane, visto che tre sono condonati per l'indulto. E' praticamente certo, invece, che il leader del Pdl non sconterà mai la pena in carcere. I tempi di esecuzione della pena, in ogni caso, non saranno brevi: se Berlusconi, infatti, chiedesse l'affidamento in prova ai servizi sociali il complicato iter procedurale potrebbe concludersi anche l'anno prossimo, considerato che non si tratta di un condannato detenuto, che la pena non è elevata e che, infine, l'arretrato da smaltire da parte degli uffici è consistente.

Prima di tutto, la Procura di Milano, che si occuperà appunto dell'esecuzione della pena, dovrà attendere la trasmissione del dispositivo della sentenza da parte della Cassazione e per l'invio da Roma a Milano del cosiddetto ''estratto esecutivo'' potrebbero passare anche alcuni giorni. La Procura emetterà poi un ordine di esecuzione con sospensione della pena, perché la pena da scontare sta sotto i tre anni (è di un anno, perché tre sono cancellati dall'indulto).

Dal momento della notifica dell'ordine di esecuzione da parte della Procura al Cavaliere e ai suoi legali, Berlusconi avrà poi trenta giorni di tempo (che partono dal 16 settembre, causa il periodo feriale del Tribunale, e arrivano fino al 15 ottobre) per chiedere, data la sospensione della pena, le misure alternative al carcere: l'affidamento in prova o gli arresti domiciliari. Istanza che dovrà essere poi valutata dal Tribunale di Sorveglianza in un'udienza.

Con il rispetto dei requisiti di attività lavorativa certa e domicilio idoneo è scontato, però, che si arriverebbe all'affidamento in prova. Ci potrebbero volere mesi, però, prima che il giudice di Sorveglianza competente fissi l'udienza e arrivi a dichiarare l'affidamento in prova. Se Berlusconi, invece, come si era anche detto nei giorni scorsi, decidesse di non chiedere l'affidamento in prova (scelta 'controcorrente' per un condannato) lasciando passare i trenta giorni, si presenterebbe agli uffici giudiziari un caso simile a quello del direttore de 'Il Giornale', Alessandro Sallusti.

La linea che la Procura segue da mesi ormai, dal 'precedente Sallusti' appunto, è quella della cosiddetta 'doppia sospensione della pena' che non prevede il carcere, anche se quella è la volontà del condannato. Molto probabilmente, dunque, così come fece per Sallusti, la Procura, guidata da Bruti Liberati, chiederà i domiciliari per il Cavaliere e poi a decidere, comunque, sarà sempre il Tribunale di Sorveglianza.

Tuttavia, per concederli basta di solito il rispetto di tre requisiti: pena da scontare inferiore ai 18 mesi, domicilio idoneo e mancanza di pericolosità sociale. In sostanza, il percorso più logico in questo caso è quello che termina con l'affidamento in prova ai servizi sociali, ma se il Cavaliere scegliesse la strada più 'dura' finirebbe al massimo ai domiciliari. Una misura quest'ultima che prevede certamente maggiori restrizioni con orari da rispettare, poche possibilità di uscire da casa e alcuni divieti anche per la comunicazione con l'esterno (tutti profili che dovrà valutare il Tribunale di Sorveglianza).

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