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Leoncavallo: ricavi milionari per il centro sociale

Lo spazio occupato di via Watteau chiede da sempre una regolarizzazione: ma l'area ha destinazione industriale, un affitto allo stato delle cose sarebbe salatissimo

Il Leoncavallo ha presentato il "bilancio sociale 2012", che contiene le cifre delle sue entrate e uscite ma anche un prospetto delle molteplici attività (dai concerti ai corsi di italiano per stranieri, dall'accoglienza emergenziale ai laboratori di teatro). Il conto economico si è chiuso con un passivo di quasi 17mila euro. Ma, com'è noto, essendo ancora uno spazio occupato, nessuno paga un affitto. Alcuni (ad esempio "Il Giornale" e "Tempi") hanno evidenziato come sia stato sufficiente pagare 42mila euro un buon avvocato per "spese processuali sfratto" per risparmiare un sacco di soldi che invece un regolare affitto avrebbe necessariamente comportanto.

E il bilancio si sarebbe chiuso in positivo se non fosse stato per un furto di 40mila euro subìto nel corso dell'anno. In dettaglio, il centro sociale dichiara ricavi per 543mila euro, sottoscrizioni per 645mila e 1.600 euro dal 5 per mille. Totale entrate: poco più di un milione e 190 mila euro. Quanto invece alle uscite, si dividono tra progetti culturali (515mila euro), costi di fornitura (460mila euro), attività di solidarietà (quasi 81mila euro), manutenzione (61mila euro), le già citate "spese processuali" (quasi 42mila euro), il già citato furto (40mila euro) e le spese per la comunicazione (7mila euro). Totale uscite: oltre un milione e 207 mila euro.

Intanto il centro sociale spera sempre che Giuliano Pisapia, primo sindaco di centrosinistra a Milano dal 1993, regolarizzi la posizione del "Leo", dopo quasi 40 anni di storia (la prima occupazione risale all'ottobre 1975). Un passo che alcuni assessori di centrodestra negli anni stavano per compiere, dovendo però scontarsi con l'ala "dura" della coalizione: principalmente An e gran parte della Lega e di Forza Italia.

Perché il Leoncavallo insista nel chiedere la regolarizzazione, l'aveva spiegato chiaramente Daniele Farina (storico leader del centro sociale, nel frattempo tornato alla Camera per Sel) in un'intervista a MIlanoToday: solo con una situazione regolare, e senza la "spada di damocle" dei continui sfratti e rinvii (per la cronaca: il 24 settembre sfratto prorogato per l'ennesima volta, al 31 ottobre), è possibile fare una seria programmazione a lungo termine, investire risorse, accedere a bandi delle Fondazioni. Dando per scontato, s'intende, che via Watteau sia ormai una realtà sociale aperta al quartiere e alla città, utile a Milano.

L'affitto, attualmente, costerebbe tantissimo: in via Watteau lo spazio è infatti industriale. Il Leoncavallo chiede al comune un atto amministrativo a costo zero: concedere alla proprietà il diritto di edificare su un'altra area, eliminando la destinazione industriale dell'ex cartiera che a quel punto perderebbe di valore consentendo affitti non esagerati alle associazioni presenti nel centro sociale. Il consigliere di Sel Mirko Mazzali ha già chiesto a Pisapia un "regalo di Natale": il sindaco arancione lo concederà?

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