Martedì, 16 Luglio 2024
La tragedia / Inzago

È morta la bimba annegata all'Aquaneva di Inzago

La famiglia dell'undicenne Fatou conferma la morte cerebrale. Per l'incidente, avvenuto il 17 giugno nel parco acquatico alle porte di Milano, sono in corso indagini riguardo a eventuali lacune nella catena dei soccorsi

Non ce l'ha fatta la piccola Fatou, la bimba di 11 anni annegata lo scorso 17 giugno nella piscina di Aquaneva, il parco giochi acquatico di Inzago, in provincia di Milano. In giornata i medici dell'ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, dove la piccola è stata finora ricoverata in condizioni disperate, ne hanno dichiarato ufficialmente la morte cerebrale. A dare conferma della notizia a Milano Today è stata la famiglia stessa della bambina, che chiede ora di fare chiarezza sulla presunta mancata vigilanza da parte del personale della piscina.

Secondo quanto finora ricostruito dagli inquirenti, l'undicenne Fatou si sarebbe immersa in acqua senza più riemergere, e sarebbe stata soccorsa per prima da una compagna del campo estivo. Motivo questo per cui l'addetto alla sicurezza in acqua potrebbe essere a sua volta indagato dalla Procura di Bergamo, come già lo è stato oggi don Andrea Piana, il sacerdote di Caravaggio che quel giorno accompagnava i bambini dell'oratorio in gita al parco acquatico. L'intenzione della famiglia, spiegano i legali, è di ascoltare le testimonianze delle decine di persone presenti al momento dell'incidente, e di fare chiarezza sulla catena dei soccorsi, per stabilire eventuali responsabilità riguardo alla vigilanza dei minorenni in acqua. "Restiamo in attesa di visionare i referti medici", dichiarano familiari e avvocati.

"Siamo profondamente addolorati e confusi dalla terribile situazione che stiamo vivendo - fanno sapere i genitori della bimba in un comunicato -. Ribadiamo la richiesta di fornire qualsiasi informazione utile alle indagini, alle autorità competenti, ogni piccola informazione può aiutarci a far luce su questa vicenda. Vi ringraziamo ancora tutti per l'immensa vicinanza che ci state dando. Ringraziamo in particolare L'ospedale di Bergamo, la Procura della repubblica e gli organi inquirenti, per la tempestività con la quale hanno avviato le indagini finalizzate a  ricostruire le responsabilità del tragico evento. Siamo determinati, con il supporto dei nostri avvocati, a ottenere giustizia per Fatou e a evitare che simili tragedie possano, in futuro, colpire altre famiglie. La nostra volontà più grande in questo momento è riportare la piccola Fatou nella terra dove è nata, dove sarebbe tornata, come diceva sempre, finita l’università in Italia. Vogliamo esaudire quest'ultimo desiderio in modo che possa ricongiungersi a tutta la sua famiglia natia e alla terra che l'ha vista crescere. Per questo abbiamo iniziato una raccolta fondi per permettere ai genitori di riportarla in Senegal".

In mattinata era stato diffuso, sempre dai genitori della bimba, un primo appello rivolto a eventuali testimoni per rivolgersi alle autorità di polizia e riferire qualunque particolare possa essere utile alle indagini. “Volevamo ringraziare pubblicamente La comunità di Caravaggio, la Caritas, l’ospedale di Bergamo, la polizia locale di Inzago e tutte le persone che in queste difficili ore ci sono vicine e si stringono a noi - si legge nel comunicato -. Il calore è tanto come però anche il dolore che stiamo provando. Le ultime ore sono state molto difficili e la nostra volontà in questo momento è di stringerci ai nostri affetti più intimi per poter vivere questo momento con la privacy che merita. Qualunque informazione che riteniate utile fornire riguardo la triste vicenda che ci ha colpiti, che ci possa aiutare a chiarire la dinamica chiediamo di darla alle autorità competenti che indagano sul caso, la polizia locale o ai nostri avvocati. Siamo sicuri che con l'aiuto di tutti si arriverà a scoprire la verità e le responsabilità che ci sono dietro a questa terribile vicenda, per dare alla piccola la giustizia che merita”.

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