Monti in Bocconi e fuori si scatena il finimondo: tafferugli e contusi

In totale sono state almeno tre le cariche, durante le quali un agente della Digos e uno del reparto mobile sono rimasti feriti. I cori contro Monti e l'operato del suo governo hanno accompagnato il presidio per l'intera durata

Gli scontri (foto Ansa)

Due poliziotti contusi: è il bilancio degli scontri tra forze dell'ordine e contestatori a Milano dopo quelli dei giorni scorsi durante l'Eurostrike, la giornata di mobilitazione europea contro la crisi e le misure di austerity imposte dall'Ue.

Questa volta è successo davanti all'ingresso dell'Università Bocconi in via Sarfatti, dove nel pomeriggio di sabato un centinaio di appartenenti ai centri sociali si sono dati appuntamento per contestare il presidente del Consiglio Mario Monti, in visita all'ateneo per presentare il suo libro. Dopo circa un'ora e mezza di slogan urlati al megafono, i manifestanti hanno iniziato un lancio di uova riempite con vernice rossa all'indirizzo degli agenti, e poco dopo hanno serrato la prima fila e tentato di forzare il cordone di sicurezza formato da polizia e carabinieri in tenuta antisommossa.

Il contatto e le spinte tra i due gruppi hanno acceso gli animi fino a rendere necessaria una carica di alleggerimento con l'uso dei manganelli. Riportata la calma, i contestatori hanno risposto con un lancio di petardi e fumogeni, questi ultimi usati anche come arma da qualcuno per tenere lontano gli agenti.

In totale sono state almeno tre le cariche, durante le quali un agente della Digos e uno del reparto mobile sono rimasti feriti. Aggredito e insultato anche un cameraman di La7 impegnato a riprendere proprio le scene degli scontri.

Una parte dei partecipanti alla protesta, molti dei quali del centro sociale "Il cantiere", sono arrivati in via Sarfatti con i bus dell' Atm scendendo alla fermata a poca distanza dall' università.

I cori contro Monti e l'operato del suo governo hanno accompagnato il presidio per l'intera durata: "Basta austerity, soldi subito, Monti a casa, Milano non ti vuole", sono solo alcuni degli slogan cantati contro il premier, definito "macellaio dell'Italia".

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Inutili gli sforzi dei manifestanti di entrare al convegno, così come i tentativi di intercettare il presidente del Consiglio al termine dell'incontro. I contestatori non sono mai stati neppure in contatto visivo con il premier, e alla fine hanno dovuto rinunciare al proposito di "confrontarsi" con lui ripiegando su un corteo per le strade del centro.

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