Milano, violenza sessuale a casa di Genovese, parla il bodyguard: «Se avessi sentito gridare sarei intervenuto»

L'intervista al bodyguard che aveva il compito di controllare la porta della camera da letto: «Musica alta, non ho sentito niente»

Era forse la seconda volta che partecipava, col ruolo di guardia, alle feste di Alberto Genovese nell'appartamento denominato Terrazza Sentimento in piazza di Santa Maria Beltrade, a Milano, a 200 metri dal Duomo. Simone Bonino, il "bodyguard" che ha presidiato, secondo i resoconti e le telecamere di sorveglianza, la porta della camera padronale dell'attico nella notte tra il 10 e l'11 ottobre 2020, quando si è consumata la violenza sessuale nei confronti di una ragazza di 18 anni ad opera di Genovese, è stato intervistato su Canale 5 alla trasmissione "Non è la D'Urso".

Non indagato, l'uomo ha raccontato la serata dal suo punto di vista, affermando di non essersi accorto di nulla a causa della musica alta nell'abitazione, che gli ha impedito di sentire qualunque grido o rumore provenisse dalla stanza. «Il mio ruolo era impedire a chiunque l'accesso alla stanza perché il padrone di casa mi aveva deto che all'interno c'erano cose di valore», ha spiegato a Barbara D'Urso, che lo ha intervistato.

Terrazza Sentimento, la vittima: «Avevo paura di morire»

Bonino ha confermato che Genovese è entrato nella stanza con una ragazza. «Non ricordo l'orario», ha detto, ma sappiamo che erano più o meno le dieci e mezza di sera del 10 ottobre. E ha aggiunto di essere rimasto lì, nonostante il padrone di casa fosse ormai dentro la camera da presidiare, perché comunque il suo ruolo era di stare a guardia di quella zona dell'abiazione.

E sempre per l'incarico di non fare entrare nessuno, ha "respinto" l'amica della 18enne che, ad un certo punto, è andata a cercarla per andare insieme ad un'altra festa. «Le ho detto di contattarla sul cellulare. Non ho pensato, ingenuamente, che i cellulari erano stati ritirati all'ingresso», ha detto, aggiungendo di non essere stato lui il bodyguard che, intorno all'una e mezza, ha "fermato" la polizia (chiamata da un vicino di casa per il baccano) dicendo che ormai la festa era terminata.

«Se avessi sentito urlare sarei intervenuto»

Bonino ha poi affermato di non avere sentito nulla provenire dalla stanza, nessun grido né di uomo né di donna, attribuendo il motivo all'alto volume della musica. «Altrimenti, da professionista, sarei intervenuto subito», ha aggiunto. Ed infine: «Spero che questa storia finisca presto, perché ci sta tirando in mezzo tutti».

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