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La fake news dei positivi al covid chiamati in cassa al supermercato

La bufala gira da diversi giorni su whatsapp e sui gruppi cittadini

Il luogo è sempre diverso (e alcune volte è capitato che "il fattaccio" fosse ambientato anche a Milano) ma il canovaccio è sempre lo stesso: un medico di base va a fare la spesa al supermercato e tra le corsie vede un suo paziente che ha assistito negli ultimi giorni perché positivo al Covid. Preoccupato, si rivolge al direttore dell’esercizio commerciale che prontamente, tramite comunicazione con gli altoparlanti, chiede al paziente positivo di presentarsi in cassa o al punto accoglienza. Ebbene, poco dopo si presenta lui insieme ad altre persone. Una storia falsa. Una "leggenda metropolitana" che da settimane rimbalza sugli smartphone e che in qualche caso ha guadagnato anche spazio su alcuni giornali.

La leggende metropolitana fa leva sulla paura dell’untore in un luogo chiuso molto frequentato. Non è escluso che nelle prossime settimane circolerà con maggiore forza dopo che i Carabinieri Nas hanno condotto una campagna di verifiche a livello nazionale presso i supermercati per accertare la corretta esecuzione delle operazioni di sanificazione anti-Covid: complessivamente sono stati ispezionati 981 esercizi tra quelli di maggiore afflusso, rilevando irregolarità presso 173 di essi, pari al 18%. Rilevata la positività alla presenza di materiale genetico del coronavirus in 18 casi riconducibili a carrelli e cestini, tastiere per il pagamento bancomat e POS, tasti delle bilance e dispositivi salvatempo per la lettura automatica dei prodotti.

Le superfici infette e il contagio

Infettandosi dopo aver toccato una superficie infetta è raro ma non impossibile. Vari studi hanno evidenziato che, si tratti di plastica, vetro, legno, metallo o stoffa, è molto raro che il Covid si possa trasmettere attraverso il contatto di superfici infette.

"Il coronavirus è nell’aria: c’è troppa attenzione sulle superfici". Così titolava alcuni mesi fa la rivista Nature. Se è vero che all’inizio della pandemia si è data molta importanza alla possibile trasmissione del virus anche attraverso il contatto con vari tipi di superfici, ormai è chiaro che non è quella la via preferenziale di contagio. Il materiale genetico del coronavirus non basta in sé per essere contagioso. Perché ciò accada occorre che siano presenti particelle virali integre, vitali e in grado di riprodursi. Nei supermercati inoltre negli impianti di ventilazione meccanica controllata (VMC) è eliminato totalmente il ricircolo dell’aria.

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