Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca San Siro / Piazzale Angelo Moratti

San Siro, tifoso gli piombò addosso e gli ruppe la schiena: fa causa all'Inter per 382mila euro

Protagonista dell'accaduto un ex manager che ora insegna in una scuola superiore

Gli spalti di San Siro

Prima dell'incidente era un dirigente aziendale, si occupava di commercio estero e girava il mondo. Dopo il 29 novembre 2009, l'incidente, le cure e la riabilitazione, guadagna meno di un quarto di prima insegnando matematica e fisica in una scuola superiore. E la sua vita è cambiata durante Inter Fiorentina. Sugli spalti dello stadio di San Siro. È la storia, raccontata sul Corsera, di Riccardo Avesani che ora chiede un risarcimento per i danni subiti all'Inter: 382mila euro.

Tutto accadde intorno al 40esimo minuto del match: l'Inter conduceva per 1-0 e Eto', protagonista di un'azione impetuosa, si presentò di fronte alla porta della Fiorentina sprecando l'occasione del raddoppio. In preda all'entusiasmo Massimo Olivi si arrampicò sul parapetto del secondo anello, ma perse l'equilibrio e rovinò sulla folla da 12 metri di altezza. Precipitò su Avesani, fratturandogli la schiena. 

Dopo l'operazione e la riabilitazione, le carte bollate e le udienze in tribunale nel 2015 arrivò la sentenza per Olivi: condannato per lesioni colpose a 900 euro di multa e una provvisionale di 50 mila euro a favore di Avesani. Somma che non ha mai pagato perché non è in condizioni di farlo. Durante il processo venne archiviata la posizione del responsabile della sicurezza dell'Inter perché Olivi aveva violato "qualsiasi regola di prudenza e diligenza", scrisse il gip Carlo Ottone De Marchi. Non solo, tra le motivazioni anche perché il parapetto era conforme alle norme in vigore quando era stato costruito l'impianto. "Norme del 1955", ha sottolineato sul Corsera l'avvocato Piga che sta curando la causa civile di Avesani. Secondo il legale la società nerazzurra aveva comunque il dovere di assicurare l’incolumità degli spettatori.

La pericolosità della balaustra — un parapetto costituito da cinque barre di ferro orizzontali, l'ultima inclinata verso l'interno — era stata riconosciuta dalla procura che dopo il processo trasmise gli atti a Palazzo Marino, proprietario dello stadio.
 

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