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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

6 maggio 2012: a Milano il primo torneo di "calcio in strada"?

L'idea dell'assessore ripercorre una tradizione non solo milanese: dove c'è spazio (una strada, una piazza, un parchetto), portare il pallone e gli zaini per fare le porte

Si può anche, inizialmente, sorridere per la proposta dell'assessore alla cultura Stefano Boeri: un torneo di calcio in strada, per il quale l'archistar ha anche scelto la possibile data: il 6 maggio 2012.

Boeri non è nuovo a questa idea: l'aveva già messa in pratica nella giornata del voto per le primarie, un derby pomeridiano sotto l'Arco della Pace in attesa di quello vero, a San Siro, previsto quella stessa sera. "Giocare a calcio è un modo straordinario per capire se un luogo è veramente pubblico, cioè aperto a qualsiasi uso e dunque imprevedibile", dice l'assessore. Da qui l'idea di un torneo nelle piazze, negli slarghi, nei giardini, "come una volta. Bim bum bam e si fanno le squadre".

Già, come una volta. Quando uno zaino faceva da palo e una maglietta da altro palo, quando i ragazzini si ritrovavano in strada o nei parchetti. La città era diversa, non aveva la fisionomia di oggi, era sì in crescita ma permetteva più facilmente le attività sportive all'aperto. Ad esempio, interi quartieri di periferia non erano ancora stati costruiti. Così, tra una casa e l'altra, grandi spazi incolti erano a disposizione. E anche in strada, nelle piazze, si poteva praticare un po' di sport, perché di traffico non ce n'era come adesso. C'era più inquinamento, invece, dovuto alle fabbriche e ai loro fumi: il colletto della camicia, bianco al mattino, era grigio di sera. Ma non ci si preoccupava.

Quelli che oggi hanno 50, 60, 70 anni si ricordano tutto ciò. La loro adolescenza trascorreva con le partitelle di pallone al pomeriggio. I ritmi ora sono ben diversi, gli spazi molto meno utilizzabili. Luoghi come l'Arco della Pace, con uno spazio sufficiente a un sette contro sette, ne esistono di meno. Quanto ai giardini, giustamente si preferisce curare il verde e mantenerlo sano: scarpe da ginnastica che ci corrono sopra tutti i giorni, lo rovinerebbero. Oggi quell'epoca è trascorsa, la socializzazione urbana non segue più le regole di prima, quando un insieme di caseggiati costituiva spesso una micro-realtà da paese anche in una città come Milano e aveva senso, tanto per fare un nome, identificarsi come "il ragazzo della Bovisa" (lo fa Ermanno Olmi in una sua autobiografia). Proprio nei libri, ma anche nella musica (ad esempio "Quartiere" di Luca Barbarossa), resistono le descrizioni di quel mondo.

In certi luoghi, però, come al parco di Trenno, resistono le porte "vere", regolamentari. E ancora, in ogni stagione, il sabato e la domenica i bimbi e i ragazzini ci si divertono con lo sport più amato dagli italiani. Qua e là, altrove, si rintraccia lo spirito di questa abitudine, come se non fossero bastate la trasformazione urbana di Milano che si fa città del terziario e quella sociale conseguente. Qualche volta, semmai, il calcio è stato sostituito da altre attività. Lo skate ad esempio domina ormai l'angolo sud-ovest di piazza Duca d'Aosta, ma anche, qualche volta, nelle aree libere in prossimità della nuova università della Bicocca, che abbonda di piazzette e vialetti asfaltati.

Del resto non si tratta di una peculiarità di Milano, se solo si pensa che nel Cinquecento, a Firenze, si giocava quello che oggi è chiamato "calcio storico fiorentino" nella piazza di Santa Croce (c'è ancora un disco in marmo, sulla facciata di un palazzo, che segna la metà del "campo"). L'idea dell'assessore Boeri, insomma, può anche fare sorridere, ma è molto seria e da lui, architetto-urbanista che conosce la storia sociale di Milano, ci si doveva aspettare qualcosa del genere. Semmai si potrebbe pensare che iniziative del genere o nascono spontanee o nascono svuotate, "artifciose". Ma tempo al tempo. Aspettiamo e vedremo cosa ne uscirà.

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