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Cannabis terapeutica, due anni di silenzio su produzione in Lombardia

Risale al mese di dicembre del 2018 la mozione (approvata all'unanimità) per avviare il percorso di produzione in Lombardia della cannabis a scopo terapeutico. Ma nessun passo è stato compiuto

In Lombardia ci sono aziende pronte a investire per la produzione di cannabis terapeutica, ma ad oltre due anni dalla mozione approvata all'unanimità in consiglio regionale, che aveva imegnato la giunta lombarda a muoversi in tal senso, tutto tace. La produzione di cannabis terapeutica rimane infatti saldamente in mano al solo istituto farmaceutico militare di Firenze che, però, non ne produce abbastanza, provocando ritardi nella fornitura e nell'approvvigionamento per le farmacie e, a valle, per i pazienti che ne usufruiscono. La crisi del Covid ha aggravato la questione dei ritardi.

Video: «A causa del Covid quasi impossibile ricevere farmaci»

La mozione venne approvata il 4 dicembre 2018. Chiedeva di avviare una formazione capillare per i medici lombardi, pubblicare i dati sul numero di pazienti e quantità di farmaci (per calcolare il fabbisogno di cannabis terapeutica) e istituire un tavolo tecnico-scientifico che stabilisse le regole per la produzione. Da lì, il silenzio.

Così, il 2 marzo 2021, Michele Usuelli (consigliere di +Europa/Radicali), che aveva presentato la mozione nel 2018, ha rivolto alla giunta un'interrogazione a risposta immediata per conoscere lo stato di avanzamento della mozione. «Sono stato contattato da una ventina di aziende, le quali mi hanno presentato piani di investimento da tre a venti milioni di euro ciascuno e che sarebbero pronte ad avviare la produzione», commenta Usuelli: «Non si tratta solo di un diritto dei pazienti ma anche dello sviluppo economico di questo Paese. Regione Lombardia deve attivarsi per dare seguito a un suo dovere e prendere contatti con chi ha il potere di modificare la produzione, specificamente il ministero della Difesa e quello della Salute, che in questi anni sono stati gravemente manchevoli».

In questo periodo è agli onori della cronaca la vicenda di Walter De Benedetto, affetto da una grafe forma di artrite reumatoide e recentemente rinviato a giudizio per aver coltivato in casa alcune piante di cannabis per uso terapeutico, in assenza di farmaci disponibili. Ora De Benedetto rischia fra due e sei anni di carcere per spaccio di droga. L'Italia, secondo il report Estimated World Requirements of Narcotic Drugs 2020 dell’International Narcotics Control Board, avrebbe un fabbisogno di 1.950 kg all’anno di cannabis medica. Ma l'istituto militare di Firenze ne ha distribuiti in farmacia soltanto 157 chili nel 2019. «Coloro che necessitano di cannabis terapeutica sono cittadini per i quali è stato redatto un piano di salute specifico, che in quanto tale non può essere ignorato», conclude Usuelli.

E, come si diceva, oltre ad essere una questione di salute la cannabis terapeutica è anche una questione dagli importanti risvolti economici. La coltivazione di cannabis terapeutica da parte di privati, secondo stime di Coldiretti, porterebbe un reddito da un miliardo e 400 milioni di euro e consentirebbe la creazione di 10 mila posti di lavoro.

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