Carabiniere pestato durante una rissa: nessuna indennità perché era fuori servizio

Il militare era intervenuto cercando di sedare la rissa, ma è stato considerato fuori servizio

Era intervenuto anche se in quel momento era da solo e senza divisa. Si era qualificato e aveva cercato di fermare quei ragazzi che continuavano ad affrontarsi con calci, pugni e sedie. E quel gesto di coraggio gli era costato caro: una notte in ospedale e numerose ferite su tutto il corpo. Eppure per qualcuno quel "sacrificio" sembra essere invisibile. 

È la storia, amara, di un maresciallo 51enne in servizio al 3° reggimento carabinieri Lombardia, che la notte tra il 20 e il 21 giugno scorsi era finito al pronto soccorso dopo aver cercato di sedare una violentissima rissa all'interno di un bar in piazzale Loreto a Milano. Il militare aveva intimato ai giovani coinvolti - almeno cinque o sei - di fermarsi ed era stato immediatamente colpito, tanto che era finito al Fatebenefratelli in codice giallo con traumi alla testa e al torace. 

Una nuova ferita, però, è arrivata nelle scorse ore, quando il carabiniere ha ricevuto la sua "busta paga" e ha visto che le ore di quella notte - tra intervento, pronto soccorso e compilazione del verbale - non gli sono state riconosciute proprio perché era fuori servizio. A raccogliere il suo "appello" è stato il "nuovo sindacato carabinieri", che ha subito inviato una lettera al comando generale dei carabinieri per chiedere chiarimenti e perché venga riconosciuto l'impegno del maresciallo non tanto dal punto di vista economico - 30 euro lordi circa -, ma dal punto di vista del valore morale. 

"Lo insegnano in ogni scuola di formazione dell’Arma dei carabinieri con interessanti e coinvolgenti lezioni nella materia della tecnica professionale ed in quelle del ramo giuridico: «Siete e sarete sempre, nel corso della vostra carriera, in servizio permanente h24 e su tutto il territorio nazionale ed avrete il compito dovere di intervenire per evitare che i delitti possano compiersi o portarsi ad ulteriori e più gravi conseguenze». Già, le forze di polizia nazionali hanno tali peculiarità, lo dovrebbero sapere tutti", si legge nel documento.

"Beh, tutto chiarissimo si direbbe. Il personale che ode tale spiegazioni e che studia con abnegazione ha ben chiaro il suo compito istituzionale unito al suo proprio senso del dovere", proprio quello che ha spinto il maresciallo a compiere un gesto - scrivono dal sindacato - "ripreso dai mass media sia locali che nazionali". Eppure, per quel giorno il 51enne non ha ricevuto nessuna "indennità - presenza festiva, ore notturne purtroppo trascorse in ospedale" perché "per la scala gerarchica il maresciallo non era «comandato di servizio» e quindi nulla gli spetta". 

 "A scapito della sua incolumità, infatti pregiudicata dalla violenta aggressione, il maresciallo si è avveduto, da navigato sbirro, che un delitto si stava compiendo. Ha sentito di intervenire, si è  qualificato e in quel momento ha rivestito la nostra gloriosa divisa, ovviamente in modo virtuale ma reale - sottolineano dal sindacato -.. La dinamica degli eventi è poi ben conosciuta e poteva essere ben più tragica. Dalle ore 2.45, momento del suo operare e fino alle ore 11.30 circa successive, momento in cui è stato dimesso dall’ospedale Fatebenefratelli di Milano, ove era stato condotto in codice giallo, il maresciallo era, eccome se lo era, in servizio - ribadiscono ancora da Nsc -. Certamente non si sarebbe mai trovato su un letto di ospedale ad essere sottoposto a cure se non si fosse qualificato come carabiniere, mai e poi mai".

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"Il maresciallo ha certamente fatto il carabiniere, quello della strada, che tutti coloro che chiamano il 112 vorrebbero che arrivasse a prestare soccorso ed aiuto - diverse le mail di stima e ringraziamento pervenute al reparto stesso dai cittadini -, quelli che pretendono la sostanza prima della forma. Il cittadino per questi gesti apprezza - concludono dal sindacato - e la scala gerarchica? Beh, peccato".
 

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