Quei carabinieri 'milanesi' faccia a faccia col coronavirus: "Non siamo carne da macello"

Militari di stanza a Milano "in trasferta" a Pozzallo. Rabbia dei sindacati. I dettagli

I carabinieri in servizio nell'hotspot

A due passi dal coronavirus. Letteralmente. Di nuovo. C'è rabbia e preoccupazione tra i carabinieri del 3° reggimento Lombardia, i militari antisommossa di stanza a Milano chiamati a gestire l'ordine pubblico e da qualche giorno in trasferta a Pozzallo, nel Ragusano, per prestare servizio nell'hotspot - ormai al collasso - che accoglie i migranti appena sbarcati in Italia. 

I nuovi arrivi hanno portato, inevitabilmente, nuovi casi di positività al coronavirus e nella struttura sono state allestite due tende per ospitare e tenere in isolamento i pazienti covid 19, che - stando a quanto riferito l'ultima volta lo scorso 4 agosto dal sindacato Roberto Ammatuna - dovrebbero essere almeno venti. 

A vigilare sui positivi, a controllare che nessuno scappi o si "mischi" al resto degli ospiti, sono stati messi proprio i carabinieri del 3° reggimento Lombardia. Una loro camionetta è stata posizionata al di qua del cancello d'entrata, e d'uscita, e i militari si trovano a qualche metro, non di più, dai migranti potenzialmente contagiosi, perché tutti positivi al tampone. A farsi portavoce della rabbia dei "celerini" è stato il nuovo sindacato carabinieri, Nsc, che in una dura nota ha chiesto a chi di dovere di intervenire e al più presto. 

"Questa sezione sindacale con dovizia di particolari ha appreso e verificato che la squadra antisommossa del 3° reggimento Lombardia a completo scapito della salute dei propri operatori, nel turno serale dell'8 agosto 2020, presso l'hotspot di pozzallo, Ragusa, è stata posizionata all'interno di un cortile a contatto con le tende che ospitano circa 20, 30 migranti tutti positivi al covid 19 come da accertamenti sanitari", si legge nel comunicato. 

Quindi, ecco l'attacco: "Reputiamo che le condizioni di impiego non siano assolutamente idonee, in quanto il personale non è in condizioni di operare con ogni tipo di procedura garantita. Si ribadisce la richiesta di un intervento immediato da parte della scala gerarchica in loco e delle autorità preposte. I nostri operatori di polizia - l'amara conclusione - non sono carne da macello". 

I carabinieri del 3° reggimento, che a inizio pandemia erano stati chiamati a vigilare sulla prima zona rossa del Lodigiano, chiaramente non chiedono di essere esentati dal lavoro, e dai controlli, ma auspicano condizioni migliori. Basterebbe, ad esempio, spostare la camionetta - e di conseguenza il personale - dall'altro lato del cancello per garantire un po' di distanza in più dai positivi. E, probabilmente, un po' di tranquillità e sicurezza in più. 

Foto - I carabinieri in servizio nell'hotspot

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