La Lombardia rifiuta 900 mila euro dello Stato destinati alle case per i detenuti a fine pena

Il denaro arriva da Cassa Ammende, un ente pubblico che si occupa per legge di reinserimento dei detenuti. Ma la giunta li vorrebbe destinare alla salute degli agenti

Foto Ansa

La Regione Lombardia finora si è rifiutata di utilizzare 900 mila euro vincolati per legge all'housing sociale per i detenuti in uscita dal carcere. Il denaro proviene dalla Cassa Ammende, un ente pubblico poco conosciuto, istituito presso il Ministero della Giustizia, che finanzia programmi di recupero e reinserimento dei detenuti. L'housing sociale è uno degli interventi più importanti perché consente di "accompagnare" chi termina di scontare la pena o chi deve finire di scontarla ai domiciliari ma non sa dove andare perché non ha una casa. 

La motivazione ufficiale, fornita dall'assessore alla famiglia Silvia Piani, è che l'amministrazione regionale preferirebbe usare i fondi di Cassa Ammende «per tutelare la salute degli agenti di polizia penitenziaria, come riconoscimento del lavoro che svolgono», vista l'emergenza sanitaria da Covid-19. Peccato che, però, la legge specifichi con chiarezza le finalità di Cassa Ammende, e che la risposta all'emergenza sanitaria non sia tra quelle finalità. «Una decisione che mira unicamente al facile consenso politico», è il commento di Giulia Crivellini e Riccardo Frega, rispettivamente tesoriera di Radicali Italiani e segretario dell'Associazione Enzo Tortora.

Piani ha sostenuto che l'intervento di Cassa Ammende sarebbe stato finalizzato a diminuire la popolazione detenuta, e che questo non è condivisibile pensando alla «tutela delle persone offese», cioè le vittime dei reati. Ma le cose non sembrano stare in questi termini. I 900 mila euro che Cassa Ammende è pronta a destinare alla Regione Lombardia, come si diceva, sono funzionali a chi in ogni caso uscirebbe dal carcere, o per la fine della pena o per terminarla ai domiciliari. 

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I radicali fanno appello direttamente al presidente della Regione, Attilio Fontana: «Gli chiediamo di intervenire per spiegare perché la Regione ha agito così, in sfregio alla legge e negando al territorio un contributo economico e sociale di tale rilievo».

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