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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

Case popolari, rom denuciano Moratti, Maroni e Lombardi. Salvini: "Va a ciapà i rat"

Nelle prossime settimane il campo di via Triboniano dovrebbe essere sgomberato. I nomadi chiedono di avere le case che l'amministrazione comunale e la prefettura avevano in un primo momento deciso di dargli

Dieci rom del campo milanese di via Triboniano hanno presentato un ricorso, in sede civile, contro il sindaco di Milano Letizia Moratti, il prefetto Gian Valerio Lombardi e il ministro dell'Interno Roberto Maroni. Chiedono che gli vengano assegnate le case popolari in adempimento di quei "progetti di autonomia abitativa" che erano stati prima sottoscritti dall'amministrazione comunale e dalla Prefettura e poi 'bloccati'.

Gli avvocati Alberto Guariso e Livio Neri, che hanno presentato il ricorso al Tribunale di Milano, fanno riferimento all'accordo siglato nei mesi scorsi dal Comune e dalla Prefettura, con cui sono state individuate "le famiglie rom destinatarie degli alloggi Aler (di edilizia popolare, ndr)" con "l'assegnazione nominativa a famiglie attualmente residenti nel campo Triboniano", che dovrebbe essere sgomberato nelle prossime settimane.

I nomadi nel ricorso chiamano in causa anche il ministro Maroni e in particolare ciò che il ministro, nel corso di una conferenza stampa il 27 settembre scorso dichiarò: "Nella conferenza stampa - spiegano i legali dei rom - Maroni affermò che i ricorrenti (come gli altri destinatari dei 25 alloggi) non avrebbero potuto acquisire gli alloggi indicati nei rispettivi progetti, bensì altri, che sarebbero stati reperiti facendo leva 'sul gran cuore di Milano'".

A un mese da quelle affermazioni, si legge ancora nel ricorso, i nomadi "non hanno potuto fare ingresso negli alloggi loro assegnati" e il Prefetto "non ha più convocato alcun abitante del campo di via Triboniano per la sottoscrizione dei progetti di autonomia". Nel frattempo, spiegano ancora i legali, "amministratori e politici hanno ripetutamente dichiarato alla stampa che ai Rom non sarebbe mai stata data alcuna casa popolare". Per questo i nomadi chiedono che il Tribunale accerti e dichiari "il carattere discriminatorio del comportamento tenuto dalle amministrazioni convenute" e ordini "di dare pieno e esatto adempimento" ai progetti di alloggio nelle case popolari.

Il commento di Salvini. "Và a ciapà i rat", ovvero "Và a catturare i topi" è questa l'espressione dialettale comunemente utilizzata per mandare a quel paese il proprio interlocutore che l'eurodeputato della Lega Nord Matteo Salvini ha utilizzato per commentare la scelta dei dieci rom del Triboniano di citare a giudizio il sindaco Moratti, il ministro Maroni e il prefetto Limbardi.

"Una risata li seppellirà - ha continuato Salvini - anche se qualche giudice buontempone, magari amico di don Virginio Colmegna, lo troveranno". Salvini ha quindi confermato che l'amministrazione comunale non deve lasciarsi intimorire e deve proseguire con la politica degli sgomberi dei campi rom. "Avanti con gli sgomberi - ha concluso Salvini - chissà forse i nomadi troveranno Gianfranco Fini ad aiutarli".

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