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I rom del Triboniano avranno le case. Boni: "Sentenza beffa per i milanesi"

I 10 nomadi del campo di via Barzaghi hanno vinto il ricorso contro Moratti, Lombardi e Maroni in merito all'assegnazione degli alloggi popolari. Entro il 12 gennaio avranno le case e fino a quella data non potranno essere sgomberati

Il tribunale di Milano ha accolto il ricorso presentato lo scorso 25 ottobre da dieci rom del campo di via Triboniano contro il sindaco di Milano Letizia Moratti, il prefetto Gian Valerio Lombardi e il ministro dell'Interno Roberto Maroni in merito alla mancata assegnazione delle case popolari. Il giudice ha chiesto, dunque, a quest'ultimi di rispettare gli accordi presi con la Casa della carità, Centro ambrosiano di solidarietà e Consorzio Farsi Prossimo.

Nel presentare ricorso gli avvocati dei rom, Alberto Guariso e Livio Neri, fecero riferimento proprio a quell'accordo, siglato nei mesi scorsi dal Comune e dalla Prefettura, che sanciva l'assegnazione di alloggi popolari per alcune famiglie rom sgomberate dal Triboniano e sul quale l'amministrazione locale fece poi un passo indietro.

In particolare nel ricorso il ministro Maroni viene chiamato in causa in merito a quanto affermato nel corso di una conferenza stampa del 27 settembre nella quale smentì la possibilità che i rom potessero acquisire i 25 alloggi già assegnati e affermò che se ne sarebbero reperiti degli altri “facendo leva 'sul gran cuore di Milano".

Ad un mese da quelle affermazioni, si legge ancora nel ricorso, i nomadi "non hanno potuto fare ingresso negli alloggi loro assegnati" e il Prefetto "non ha più convocato alcun abitante del campo di via Triboniano per la sottoscrizione dei progetti di autonomia". Nel frattempo, "amministratori e politici hanno ripetutamente dichiarato alla stampa che ai Rom non sarebbe mai stata data alcuna casa popolare". Per questo i nomadi hanno chiesto anche che il Tribunale accertasse e dichiarasse "il carattere discriminatorio del comportamento tenuto dalle amministrazioni convenute" e ordinasse "di dare pieno e esatto adempimento" ai progetti di alloggio nelle case popolari.

La motivazione del giudice. D'accordo anche su questo punto il giudice civile Roberto Bichi secondo il quale, come si legge nell'ordinanza, trova riscontro la tesi dei nomadi "circa la motivazione del comportamento omissivo" dell'amministrazione comunale, che non ha assegnato i 25 alloggi, "correlato alla mera constatazione dell'appartenenza all'etnia rom dei beneficiari" degli alloggi. Il giudice inoltre fa riferimento alla "obiettiva constatazione che il diniego all'attuazione delle convenzioni riguarda esclusivamente tutti i soggetti accomunati dall'appartenenza alla medesima etnia".

Infine, il giudice a stabilito che i dieci appartamenti "siano posti a disposizione" dei rom "non oltre il termine del 12 gennaio 2011". Fino a quella data, inoltre, i nomadi non potranno essere sgomberati dal campo.


Il commento di Boni. "Una sentenza che suona come una beffa per tutti i cittadini milanesi e lombardi in attesa da molti anni di una casa popolare", ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Davide Boni (Lega), commentando la decisione del Tribunale civile di Milano sull'assegnazione delle case Aler ai rom di Triboniano. "

"E' grave - afferma Boni in una nota - che, come spesso è accaduto in passato, le decisioni assunte dalle istituzioni vengano sovvertite da altri organi che, in questo modo, non tengono conto delle delicate procedure che devono portare in tempi brevi allo sgombero definitivo del campo nomadi di Via Triboniano". Secondo Boni, infatti, "prevedere per legge che ai rom sgomberati vengano assegnate 25 case Aler significa non tenere conto dei problemi emersi nei mesi passati e che sono stati superati con un accordo grazie ai tavoli istituzionali tra Ministero dell'Interno, Comune di Milano, Provincia, Regione e Prefettura".

"E' ingiusto - ha concluso il politico lombardo - che il percorso seguito responsabilmente dalle istituzioni venga vanificato da una sentenza che suona come una beffa per tutti i cittadini milanesi e lombardi in attesa da molti anni di una casa popolare. Mi auguro che le istituzioni facciano fronte comune per fare in modo che le decisioni assunte vengano rispettate".

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