Cronaca Gallaratese / Via Bolla

Via Bolla, Pavlovic (Pd): "Degrado inaccettabile in una città come Milano"

La visita dell'artista e mediatrice serba, naturalizzata italiana, candidata alle prossime elezioni comunali

La ragazza rom (non avrà più di venticinque anni) è intenta a pulire il balconcino all'ingresso del corridoio al primo piano e, intanto, racconta a Dijana Pavlovic sprazzi della sua vita: lavora a ore in un albergo, ma non ha rivelato ai suoi datori di lavoro l'indirizzo in cui vive. Cioè via Bolla 40/42. Magari, dice, se lo scoprono non mi vogliono più. Tra le case popolari più degradate di Milano, la 'stecca' di via Bolla è ancora lì, con i soliti problemi, dopo molti anni di attenzione e praticamente zero azioni concrete. L'ennesimo sopralluogo di Carmela Rozza, consigliera regionale del Pd, si svolge stavolta insieme a Dijana Pavlovic, artista e mediatrice culturale di origine serba da tanti anni a Milano, candidata nella lista del Pd al consiglio comunale. La presenza di Pavlovic permette di entrare meglio nelle storie degli occupanti abusivi, quasi tutti rom. 

Tra gli inquilini regolari c'è una signora che non esce quasi più di casa, anche perché l'ascensore funziona solo a tratti. La sua salute scricchiola e le sue gambe non la tengono in piedi a lungo. Aler, in questi ultimi mesi, le ha proposto appartamenti alternativi, ma lontani dal quartiere oppure inadatti per una persona nel suo stato. Eppure lei sa che poco lontano, a Molino Dorino, ci sarebbero case libere. "Per me andrebbe bene perché mia figlia abita in un grattacielo a Bonola, ma non me le propongono". La donna è tra i pochi inquilini regolari rimasti: negli ultimi anni, Aler Milano ha trasferito diversi residenti altrove e vorrebbe continuare a farlo, ma le proposte sono spesso ai limiti dell'abitabilità.

"Mi hanno offerto un alloggio inaccettabile e non sapevano neanche com'era"

Come l'unico alloggio offerto a un altro inquilino regolare di via Bolla: in un quartiere diverso, senza balcone, con un bagno di 60 centimetri di larghezza e un lavandino 'da treno', e lo scarico dell'acqua in bella vista. "Pago l'affitto qui da trentotto anni", puntualizza: "Quando ho chiesto all'operatrice di Aler se avesse visto l'alloggio che i tecnici mi avevano proposto, ha detto di no e quasi non voleva credere alla descrizione che stavo facendo". L'uomo racconta di andare a controllare il locale contatori una volta al mese per verificare che nessuno si sia allacciato abusivamente al suo.

La donna che non esce quasi più di casa, invece, è sull'orlo della disperazione. "Bussano alla porta in piena notte, urlano, fanno le grigliate nel cortile", racconta. E nel cortile si trovano alcuni uomini seduti accanto a un furgone. Uno dei box è stato trasformato in bar. Pavolovic va a parlare con loro, cerca di capire da dove arrivano. La maggior parte proviene dagli sgomberi dei campi in giro per la città. Il gruppetto è originario di Craiova, città romena di trecentomila abitanti con circa il due per cento di popolazione rom. L'istinto di trasferire fuori dal campo le abitudini di vita quotidiana di un campo si 'scontra' con la necessità di vivere in un edificio insieme ad altri, e la conseguente necessità di avere cura delle parti comuni. 

Foto - Degrado nei corridoi di via Bolla

Via Bolla - Corridoio

L'abbattimento: a che punto siamo?

La soluzione più ovvia per via Bolla è stata indicata dallo stesso presidente di Aler Milano, Mario Angelo Sala, anni fa, e aveva trovato d'accordo (quasi) tutti: abbattere e ricostruire. Ma, negli anni, la Regione Lombardia non ha mai realmente avviato l'operazine. In un bilancio di Aler di qualche tempo fa si leggeva, anzi, che per via Bolla si sarebbe pensato a cedere i palazzi a un privato, nello stato di fatto in cui si trovano. Nell'ultimo assestamento di bilancio regionale, invece, è 'ricomparso' l'abbattimento, con 42 milioni di euro stanziati per quattro quartieri popolari milanesi, tra cui via Bolla; ma qualche politico di centrodestra ha ipotizzato pure che si potrebbe sfruttare il bonus 110 per cento. Operazione forse tecnicamente impossibile dato che, ufficialmente, nessun alloggio di via Bolla avrebbe l'abitabilità: erano stati pensati come temporanei. E, com'è noto, per accedere alla misura del bonus 110 per cento occorre che non vi siano 'abusi edilizi'.

"La situazione è ormai inaccettabile", commenta Rozza alla fine del sopralluogo: "In zona i palazzi privati vedono deprezzarsi il valore. E' una situazione incancrenita di cui non si vede la via d'uscita. Da Regione, proprietaria degli immobili, ci hanno raccontato tante cose ma non abbiamo neanche il progetto dell'abbattimento e della ricostruzione. Abbiamo anziani soli abbandonati a loro stessi. Abbiamo bisogno di Dijana Pavolovic e spero sia eletta perché solo con lei possiamo parlare con tutti, individuare i delinquenti da sgomberare e i disperati che hanno bisogno, da sostenere. Ma qui c'è un pezzo di delinquenza che deve essere mandata via perché è quella delinquenza che impedisce agli altri di vivere decentemente".

"La Regione non ha scuse. E nessuno deve disturbare e minacciare gli anziani"

"La Regione non ha scuse", aggiunge Pavlovic: "Quello che ho visto oggi è una cosa irrispettosa dei diritti umani in generale. Intanto occorre impegnarsi a fare rispettare le regole. Poi va affrontato il degrado, l'abbandono di questi palazzi. Sono cose che, tra tubi che crollano e persone disperate, non si possono avere nella Milano del futuro. E poi c'è la questione dei rom. Sarebbe molto utile distinguere tra chi è disperato, 'sballottato' tra vari sgomberi e cerca una vita migliore, magari ha un lavoro ma ha paura di perderlo e di farsi riconoscere in quanto rom, e poi quell'altra parte, molto visibile, con cui bisogna fare i conti perché non devono ricattare, minacciare e dare fastidio alle persone anziane, che si sentono circondate. Infine occorre un progetto a medio-lungo termine pensando a cosa si vuole fare con l'edilizia popolare a Milano. Non vale solo per via Bolla ma per una serie di quartieri popolari, per l'umanità che li vive. Occorre capire quanta domanda c'è e quanta disponibilità, e fare in modo che tutti possano partire da un alloggio, che è la base per ogni tipo di inclusione, di vita normale e dignitosa, e passare attraverso il lavoro e tutto il resto". 

Nelle case popolari di Milano vive circa il dodici per cento dei residenti. Recentemente il sindaco Beppe Sala ha proposto che si trovi il modo di gestirle tutte in modo unitario: ora, infatti, alcune, di proprietà del Comune, sono gestite da MM, mentre la maggior parte, di proprietà regionale, sono gestite da Aler. La manutenzione degli stabili è il vero 'buco nero' delle case popolari, insieme alle occupazioni abusive.

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