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La confessione shock di Cecilia Strada: "Io molestata a nove anni da un porco pedofilo"

La Strada racconta la sua esperienza con "#metoo", la campagna social contro le molestie

Ha deciso di metterci il nome e la faccia. Tastiera "in pugno", ha raccontato quello che è stata costretta a subire quasi trenta anni fa ormai. E poi, come una firma, ha lasciato l'hashtag #metoo, la campagna social usata dalle donne per denunciare abusi e molestie sessuali dopo il "caso Weinstein", il potentissimo produttore di Hollywood accusato di abusi e stupri da decine e decine di attrici

Cecilia Strada, la trentottenne figlia di Gino ed ex numero uno di Emergency, ha raccontato con un lungo post su Facebook un vecchio caso di molestie che l'aveva vista, suo malgrado, protagonista. 

"Riordinando la scrivania è spuntato fuori questo - ha scritto -, l'avevo scritto un po' di mesi fa, per una raccolta di storie vere, "una donna alla volta". Quando l'ho scritto pensavo l'avrei pubblicato con uno pseudonimo; oggi, in effetti, non vedo più il motivo per farlo. E questo è il mio racconto #metoo". 

Quindi, ecco il ricordo: "Avevo nove anni, l’apparecchio ai denti ed ero sola a casa. Il mondo era ancora un posto senza cellulari e si chiamava sul telefono di casa: «C’è la mamma? C’è il papà?». Sono a lavorare, dico al signore all’altro capo del filo: quaranta o cinquant’anni più di me, importante e stimato professionista, amico di papà. «Quindi sei sola a casa?». Qualcosa nel suo tono non mi torna. La me stessa di trent’anni più vecchia dice «Metti giù» - ha proseguito la Strada, immaginando di vivere quella scena adesso -. La me stessa di nove anni dice «Sì».

"«E come sei vestita?». Il suo tono mi torna sempre meno, ma sono imbarazzata, è un uomo adulto, è un amico di papà, la mamma mi ha insegnato a essere sempre gentile, glielo dico. «Ho i jeans e la maglietta». «E le mutandine? Di che colore sono le mutandine?». La trentanovenne ora strilla «Metti giù! Mandalo affanculo, metti giù, chiama la mamma» - ha raccontato ancora la Strada -. La novenne si sente gelata di vergogna, ma che cosa posso fare per uscire da questa situazione? Per chiudere prima possibile, ma senza essere maleducata, perché mi hanno insegnato ad essere sempre educata, e comunque questo è un adulto, mi ripeto, un amico di papà, non posso mica mettere giù. Anche se sono fredda gelata e adesso ho anche un po’ paura. Dico «Non mi ricordo»”.

“«Allora guarda. Metti una mano nei jeans e guarda di che colore sono». Non lo voglio fare. È tutto sbagliato. Non so come uscirne. Improvviso: «Non posso farlo. Perché… - la trentanovenne: perché sei un porco pedofilo di merda, ecco perché! - perché sono troppo stretti», dico. «Mi piacciono i jeans stretti», fa lui - ha continuato la Strada -. La trentanovenne urla «Cretina! Bella improvvisazione! Allora potevi anche dirgli scusa-ma-sto-facendo-merenda-con-una-bella-banana!». Lui va avanti: «Se sono così stretti devi tirarli giù, per guardare bene». A quel punto divento un blocco di pietra. Una sensazione fisica: mi sento tutta dura, fredda. Un unico blocco. Di pietra. Dico “No, non posso”. Insiste. Insisto anch'io: “No, non posso, sono troppo stretti per tirarmeli giù”. Mi attacco alla mia improbabile scusa, mi rendo conto che è assurda, ma la ripeto e la ripeto, insisto. No. Dopo un po’ desiste, saluta, mette giù".

"Rimango per un’ora seduta per terra vicino al telefono, sentendomi schifosa - ha confessato l'ex presidente di Emergency -. La trentanovenne mi dice: «Lo sai che tu non hai fatto niente, vero? Ha fatto tutto lui». Ma io mi sento uno schifo. Per quel che mi ha detto e anche - la cosa più assurda - perché sono stata maleducata con lui. Mi sento uno schifo e ho paura di dirlo alla mamma. Ho paura, non so di che cosa ma ho paura. Ho paura che papà lo ammazzi se glielo dico, contemporaneamente ho paura che risponda «Non è possibile, non è successo davvero». Anche a me sembra impossibile, è successo davvero?Sì".

"Ci ho messo parecchie settimane - parecchie settimane in cui morivo di vergogna ogni volta che squillava il telefono e mi infilavo in bagno per non dover rispondere - per decidere di dirlo a un amico della mamma e poi, insieme a lui, dirlo alla mamma. Non so che cosa abbiano fatto, ma il tizio non ha più telefonato a casa mia. Qualche anno dopo è morto. E mi spiace aver perso l’occasione di chiamarlo finché ne avevo il tempo, per fargli fare due chiacchiere con la me stessa grande", il rimorso della Strada. «Sono quella che aveva nove anni quando volevi guardare le sue mutandine. Che mi dici ora?». Magari sarebbe rimasto impietrito di vergogna, come me allora, la cornetta in mano. Magari invece avrebbe messo giù subito. Chissà".

"A distanza di anni, però, la domanda più dolorosa rimane questa: l'ha fatto con qualcun altro? Ha fatto di peggio? E se ha potuto fare di peggio - ha concluso la Strada - è perché non ho fatto abbastanza per fermarlo? Chissà". 

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