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Intasca 195mila euro per un centro culturale, ma poi apre un locale: imprenditore nei guai

L'indagine della procura di Milano. L'uomo avrebbe aperto un locale a Cefalù con quei soldi

Doveva aprire, stando agli atti ufficiali, un centro culturale con "museo civico, biblioteca e laboratori". Avrebbe aperto, dopo aver intascato i soldi, un ristorante e una pizzeria. La procura di Milano ha chiuso le indagini e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per il legale rappresentante di una associazione - a sua volta indagata per responsabilità amministrativa - che nei mesi scorsi ha ricevuto quasi 200mila euro di contributi pubblici per l'apertura di un centro culturale. 

Stando alle indagini, coordinate dal pm Paolo Filippini, una volta arrivati i soldi, l'imprenditore li avrebbe utilizzati per dare vita a un locale all'interno di un edificio del centro storico di Cefalù, nel Palermitano, per il quale tra l'altro aveva ottenuto un affitto a canone concordato. 

L'imprenditore, si legge nel capo d'accusa, “traeva in inganno, attraverso dichiarazioni e documentazione mendace, l’Amministrazione erogante i contribuiti pubblici, il dipartimento della gioventù e del servizio civile nazionale, attestando l’effettivo avvio delle attività socio culturali da parte dell’Ats e l’assunzione di 11 persone per lo svolgimento del progetto finanziato, così ottenendo in assenza delle condizioni amministrative l’erogazione della somma complessiva di 195 mila euro”. 

E ancora: “Impiegava il contributo finanziario veicolato alla realizzazione del progetto e l’immobile comunale denominato Bastione per finalità diverse rispetto a quelle per cui erano stati concessi – attivazione di un centro polifunzionale con Museo Civico, Biblioteca, Caffè Letterario e Laboratori – destinando l’immobile comunale all’esercizio di un’attività di ristorante pizzeria a prevalente scopo commerciale”. Tradotto: il legale rappresentante della società aveva chiesto e ottenuto 195mila per l'apertura di un cento culturale ma li avrebbe poi utilizzati per aprire una pizzeria. 

L’inchiesta è stata condotta dalla procura di Milano perché è su un conto corrente di una banca del capoluogo lombardo che sono stati bonificati i fondi pubblici a favore dell’associazione.

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