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Cpr, il garante: «Trovare attività da svolgere. L'ozio forzato può causare risentimenti»

L'analisi delle criticità nella gestione dei centri per il rimpatrio dei migranti

La gestione dei rimpatri nei Cpr, tra cui quello di via Corelli a Milano, recentemente riaperto, presenta diverse criticità che sono state illustrate da Massimiliano Bagaglini, referente dell'ufficio del Garante nazionale dei detenuti, durante una sottocommissione carceri a Palazzo Marino durante la presentazione dei risultati di una ricerca condotta da Fondazione Ismu.

Secondo Bagaglini, quello del rimpatrio è un processo a cui il protagonista deve essere preparato. Spesso, invece, il preavviso è brevissimo: la notifica viene comunicata anchee con meno di ventiquattr'ore dalla partenza. Inoltre i gestori dei Cpr non fanno uso dei registri degli eventi critici, come accade invece nei penitenziari, e questo non consente di studiare l'andamento della situazione.

Ma uno dei punti più critici è l'assenza totale di attività all'interno dei Cpr. «Le persone, nei centri, sono spesso costrette a un ozio forzato e quotidiano che crea in loro una forte carica di risentimento«, ha commentato Bagaglini suggerendo che, invece, si incominci a prevedere la possibilità per i migranti nei Cpr di svolgere qualche attività. 

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