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Cerba, "Il Comune rinunci a due terzi degli oneri"

Per il polo sanitario del Sud Milano il Comune dovrebbe rinunciare a gran parte dei 92 milioni di oneri: è quanto afferma un consulente dei curatori fallimentari di Ligresti

Il Cerba, il centro europeo di ricerca biomedica di Umberto Veronesi che dovrebbe sorgere nel Parco Sud, è a rischio. Mercoledì la commissione sanità del consiglio regionale ha ascoltato l'avvocato Umberto Grella, consulente per la curatela falimentare della Im.Co di Ligresti: la società era proprietaria dei terreni sui quali in teoria dovrebbe essere costruito l'ospedale.

Secondo il legale, sono troppo alti gli oneri che il Comune aveva chiesto nell'accordo di programma del 2009: circa 92 milioni di euro che "andrebbero abbassati almeno a un terzo per trovare un soggetto che si faccia carico di proseguire l'iter". Ma non è tutto: l'opinione di Grella è che occorrerebbe anche ridefinire la manutenzione del parco annesso. Secondo l'attuale accordo di programma, la manutenzione sarebbe a carico del nuovo proprietario per trent'anni. "Il Comune - ha affermato Grella - dovrebbe rinegoziare l'accordo di programma".

Palazzo Marino aveva recentemente chiesto che venisse ceduta al Comune la cascina Campazzo, ma su questo punto Grella non ha dato buoni auspici: "Il curatore fallimentare non può regalare niente a nessuno", ha affermato davanti ai consiglieri regionali.

I curatori fallimentari avevano proposto al Comune di Milano di inserire anche un cosiddetto "piano di media vendita", che però non era piaciuto all'assessore comunale all'urbanistica Lucia De Cesaris. "L'ha interpretato come un centro commerciale", ha precisato Grella, "ma non si tratta di questo bensì di negozi. Anche in altri ospedali, come al Niguarda o al San Raffaele, ci sono negozi". Quanto invece al progetto di housing sociale, Grella ha precisato che resterebbe totalmente in capo alla struttura sanitaria: in altre parole, nessuna vendita di appartamenti ma disponibilità di posti letto per gli scopi del centro di ricerca.

LA RISPOSTA: "RISPETTARE I PATTI" - Lucia De Cesaris non ha fatto attendere la sua replica e in una nota ha affermato che "non si tratta di fare generici richiami alla collaborazione o alla ragionevolezza, ma di tutelare l'assai concreto interesse pubblico". Secondo la De Cesaris, "bisogna rispettare i patti: non è accettabile modificare un progetto scientifico, snaturandolo, con la previsione di housing sociale e addirittura una media struttura di vendita, ossia un centro commerciale".

UN NODO INTRICATISSIMO - La questione del Cerba è un nodo davvero intricato. Proviamo a riassumerlo. Il nuovo polo della salute del Sud Milano sorgerebbe in un'area di proprietà di Ligresti, ma l'immobiliarista ha posto ipoteche sui terreni per far fronte ai suoi debiti. Ipoteche che perderebbero praticamente tutto il loro valore se il Cerba non diventasse realtà. Si parla di un buco che può arrivare, per le banche esposte (Unicredit e Bpm, soprattutto) a 200 milioni totali. Nel contempo sussiste la difficoltà a capire chi possa investire davvero in un progetto che potrebbe costare un miliardo di euro. Al di là delle parole di Umberto Grella sugli oneri da ridurre a un terzo per trovare qualche operatore interessato, sono in molti a ritenere che, oggi come oggi, solo un soggetto pubblico (la regione) potrebbe investire. Ma la regione non ha molto denaro. Ce n'è - dicono in tanti - solo per un grande progetto. E in cantiere c'è anche la Città della Salute a Sesto San Giovanni.

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