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Cerba, Pisapia: "Lo vogliamo ma nel rispetto delle regole"

E' polemica sul futuro ospedale di via Ripamonti: dopo l'intervista a Umberto Veronesi interviene anche il sindaco

Si infiamma la questione del Cerba, il nuovo polo sanitario che dovrebbe sorgere in fondo a via Ripamonti su terreni di società legate a Ligresti ora in fallimento. Venerdì mattina è intervenuto direttamente Umberto Veronesi con un'intervista a "Repubblica". Il professore ha tra l'altro affermato che il Cerba varrebbe almeno cinque volte l'Expo.

Da un lato è sul "piatto" la richiesta dei consulenti dei curatori fallimentari dei proprietari dei terreni, secondo cui il comune di Milano dovrebbe "scendere a miti consigli" a riguardo degli oneri ora previsti per 92 milioni di euro (secondo i consulenti dovrebbero ridursi a un terzo). Dall'altro lato, la protesta del comune stesso, perché all'interno del progetto Cerba sono stati inseriti case e negozi.

Anche se gli stessi curatori hanno precisato che si tratterebbe di residenze ospedaliere e di semplici negozi come ne esistono già in molti ospedali, anche milanesi, Palazzo Marino teme che accanto al polo ospedaliero si voglia creare un quartiere residenziale e un centro commerciale. Nella giornata di venerdì, il sindaco Giuliano Pisapia ha precisato che "il gioiello del Cerba lo vogliamo, ma nel rispetto delle regole", ovvero dell'accordo di programma già stipulato che prevede, appunto, oneri per 92 milioni e non prevede né case né strutture commerciali.

Sullo sfondo c'è il problema dei soldi. L'investimento per costruire il Cerba sarebbe quasi di un miliardo di euro. La regione (tramite l'assessore alla sanità Mario Mantovani) ha già fatto sapere che non corrisponde al vero la voce secondo cui il Pirellone potrebbe acquistare i terreni: "Non fa parte dei nostri progetti, abbiamo molte aree a disposizione e molti ospedali. Più che in servizi immobiliari vorremmo investire in servizi clinici, sanitari e di ricerca", ha spiegato Mantovani.

Sul fronte provinciale, Roberto Caputo (consigliere del Pd) ha evidenziato che la destinazione d'uso dei terreni, interni al Parco Sud, è stata modificata dalla provincia stessa solo a fronte della realizzazione del Cerba, e che se questo non succedesse (ad esempio per violazione dell'accordo di programma) si dovrebbe tornare al punto di partenza: aree agricole o ri-discussione col Parco Sud e nuova votazione in consiglio provinciale.

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