Cercano di ammazzare il complice per un debito da 30mila euro: tre arresti

In carcere i due esecutori materiali del tentato omicidio, un 69enne di Sesto San Giovanni e un 74enne bergamasco, insieme alla vittima, 34 anni, che dovrà rispondere di possesso di arma clandestina

Una storia di soldi, droga e criminalità di vecchio corso che doveva avere il suo epilogo con l'uccisione di un uomo per un debito da 30mila euro. Una vicenda che la stessa vittima, quando lo scorso 18 giugno è stata soccorsa con un proiettile che gli aveva oltrepassato la schiena e lo stomaco, aveva cercato di insabbiare davanti agli inquirenti, inventando una fantomatica rapina in strada durante un momento di intimità con la fidanzata. Ma la polizia ha scoperto tutto traendo in arresto i tre i protagonisti dell'episodio, un 69enne di Sesto San Giovanni (Milano) e due bergamaschi di 34 e 79 anni.

Video: tentano di uccidere complice per un debito da 30mila euro

Al centro del tentato omicidio un debito non saldato da trentamila euro e un conto in sospeso che oltre al denaro riguardava anche l'onore, tanto da portare a scagliare uno schiaffo in pieno volto all'ex complice nel salotto di casa. Da ex "colleghi" i tre arrestati sono diventati nemici: un vero e proprio agguato, avvenuto a Monza, che solo per una casualità non ha centrato l'obiettivo, lasciando viva la vittima, 34 anni.

A portare alla luce il movente del tentato omicidio e risalire ai responsabili è stata la Squadra Mobile della Questura di Monza che nella mattinata di mercoledì 7 ottobre, in collaborazione con i colleghi di Bergamo, ha dato esecuzione a tre ordinanze di custodia cautelare in carcere. In manette sono finiti Achille L., 74 anni, bergamasco, pluripregiudicato e nome di spicco nell'ambito criminale degli anni '70, indagato anche per il rapimento un bambino di 7 anni finalizzato al pagamento di un riscatto. Nella stessa vicenda risulta coinvolto anche il secondo arrestato, Sergio C., 69 anni, residente a Sesto San Giovanni. Insieme ai due si sono aperte le porte del carcere anche per la vittima, con l'accusa di porto di arma clandestina e già indagato nell'ambito dell'inchiesta "Mai una gioia" della polizia di Bergamo su un giro di droga tra le file degli ultras dell'Atalanta.

La finta rapina insieme alla fidanzata "fantasma"

Quando lo scorso 18 giugno è giunto correndo, con una ferita da arma da fuoco che sanguinava, fuori dal ristorante Karni e Braci a Monza, in viale Lombardia, ha raccontato di essere stato rapinato e aggredito da alcune persone proprio mentre nella vicina via Fiumelatte era in compagnia della sua fidanzata che poi avrebbe fatto allontanare. Quando gli agenti della Squadra Mobile si sono trovati davanti l'uomo, con una penna-pistola addosso capace di sparare colpi calibro 21 e un cappellino "rinforzato" con una barriera di plastica anti-botte hanno capito che la realtà dei fatti doveva essere molto diversa. E sono iniziate le indagini che da Monza hanno condotto a Bergamo e a Sesto San Giovanni. 

L'appuntamento a Monza e i colpi di pistola

A bordo di un minivan il 34enne è arrivato a Monza insieme ai suoi ex complici ora nemici: il 74enne Achille L. e il 69enne Sergio Cavalli. A confermarlo, oltre ai tabulati telefonici ci sarebbero i movimenti autostradali con i passaggi tracciati dal Telepass. La vittima insieme al suo debitore ed ex complice si erano messi in macchina insieme da Bergamo ed erano arrivati a Sesto San Giovanni, sotto l'abitazione di Sergio C. che dista pochi chilometri da viale Lombardia. Proprio qui, in un casolare abbandonato, il 74enne aveva garantito alla vittima che avrebbe trovato un borsone con dentro i soldi del debito. Denaro che l'uomo doveva al 34enne per questioni passate irrisolte, forse qualche "colpo" non saldato e per cui tempo prima il giovane, presentandosi a casa sua aveva preteso di riscuotere arrivando anche a schiaffeggiarlo di fronte alla moglie. Un affronto che il 74enne non ha tollerato e da cui avrebbe poi preso forma l'idea del delitto, sfumato probabilmente soltanto per una casualità. Quello infatti non sarebbe dovuto essere un agguato o un avvertimento ma un vero e proprio omicidio.

Dei due colpi di arma da fuoco esplosi solo uno ha raggiunto la schiena della vittima, trapassandogli lo stomaco: pochi centimetri che avrebbero fatto la differenza. A colpire il 34enne è stato un colpo esploso da un fucile calibro 12 a palla unica il cui bossolo è stato trovato a terra dagli agenti della Scientifica che hanno esaminato la scena dopo l'accaduto. A poca distanza è stata rinvenuta anche una ogiva di una pistola calibro 38 con un colpo non andato a segno perché rimbalzato contro un muretto. I due esecutori hanno sparato di spalle, forse sorprendendo la vittima proprio mentre camminava credendo di raggiungere nel casolare il borsone con il denaro del debito. 

Dal sequestro milionario di un bambino di 7 anni al tentato omicidio di Monza

Settantaquattro anni, una vita passata a collezionare lavoretti saltuari e un curriculum criminale di un certo peso: Achille L., ora in carcere a Bergamo con l'accusa di tentato omicidio, negli anni '70 era uno dei membri di spicco della criminalità bergamasca tanto da guadagnarsi il soprannome de "Il maestro" perché "criminale" di mestiere. A soli 27 anni è stato indagato nell'ambito del sequestro di Mirko Panattieri, a Bergamo. Una mattina del 1973 un bambino che frequentava la seconda elementare in un istituto sulle Mura, figlio del fondatore di una storica gelateria della città, è stato prelevato da una banda e caricato su un Maggiolone che poi si è allontanato. Solo dopo il pagamento di un riscatto di trecento milioni di vecchie lire il piccolo è stato liberato. Otto milioni di quei soldi furono rinvenuti a casa del 74enne.

Insieme a lui risulta implicato nel sequestro anche il 69enne di Sesto San Giovanni. Un lavoretto "pulito" sulla carta - addetto nella distribuzione di giornali - ma complice in numerose altre imprese criminali tra cui diverse rapine a mano armata dal bottino importante. Una ricchezza quella accumulata negli anni d'oro degli "affari" di cui adesso però sembra non esserci più alcuna traccia: nessuno sfarzo nelle case dove gli agenti li hanno raggiunti e arrestati nella mattinata di mercoledì 7 ottobre. Nessuna eco del passato da "boss" della mala di Bergamo che - secondo l'accusa - avrebbero pianificato un delitto per vendicare un affronto e non saldare un debito da trentamila euro. 

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