Cronaca

Arrestato il ricercato numero 2 in Italia: Rocco Morabito, il "re" della cocaina a Milano

Era il numero due nella lista dei 100 latitanti più ricercati dopo Matteo Messina Denaro

Il "re" della cocaina a Milano è tornato in carcere. I carabinieri del Ros erano sulle sue tracce dal 2019, quando Rocco Morabito - questo il suo nome - era riuscito a evadere insieme ad altri tre detenuti dalla terrazza del carcere 'Central' di Montevideo, in Uruguay, forse grazie all'aiuto di membri dei Bellocco residenti tra Buenos Aires e Montevideo. Da allora Morabito, principale punto di riferimento dei cartelli del narcotraffico, era diventato il numero due tra i latitanti più ricercati. Gli investigatori hanno seguito le sue tracce lungo tutto il Sudamerica.

Chi è Rocco Morabito

Rocco Morabito è considerato il numero uno tra i broker che gestiscono il traffico di cocaina per i cartelli del Sudamerica. Alla sua cattura hanno collaborato anche Fbi e Dea. Ad agire, insieme al Ros, i carabinieri del gruppo di Locri (Reggio Calabria) e dei comandi provinciali di Reggio Calabria e Torino e gli uomini del servizio centrale di cooperazione di polizia – progetto Ican, della polizia federale brasiliana.

Morabito, originario di Africo, è stato rintracciato in Joao Pessoa insieme a un altro narcotrafficante, Vincenzo Pasquino, torinese: il primo è inserito negli elenchi dei latitanti di massima pericolosità facenti parte del "programma speciale di ricerca" e il secondo in quello dei latitanti pericolosi stilate dal ministero dell’Interno.

Arrestato in Uruguay Rocco Morabito (3)

Il Re della cocaina a Milano

Morabito è accusato di aver fatto parte tra il 1988 e il 1994 di un gruppo del narcotraffico, nel quale organizzava il trasporto della droga in Italia e la distribuzione a Milano. Il ministero degli Interni del paese uruguaiano cita inoltre i casi del traffico "nel 1993 di 32 kg di cocaina in Italia, operazione fallita a causa della cattura in Francia di un trafficante, e di 592 kg nel 1992 dal Brasile all'Italia, droga confiscata in quest'ultimo paese". Da ultimo, si ricorda un' operazione l'anno successivo con 630 kg di cocaina. 

Morabito è cugino del boss Giuseppe Morabito, detto "'u tiradrittu': ha gestito, secondo gli inquirenti, un gigantesco traffico di droga che dal Sudamerica si diramava verso la Sicilia, quindi la Lombardia e la Calabria, inondando l’Italia di cocaina.

In Uruguay era conosciuto col nome di 'Souza'. Il boss, infatti, come accertò la polizia, era riuscito a procurarsi documenti brasiliani su cui compariva il nome di Francisco Antonio Capeletto Souza di Rio de Janeiro. Nell’ottobre del 1994 era riuscito a sfuggire alla cattura, per poi trasferirsi in Sudamerica.

L'arresto in Brasile

A coordinare l’attività del Ros, svolta in sinergia tra i reparti dell’Arma e il collaterale brasiliano, con il supporto dell’Fbi e della Dea statunitense, le procure distrettuali di Reggio Calabria e di Torino con l’ausilio della direzione generale Affari internazionali e cooperazione giudiziaria del ministero della Giustizia italiano e del dipartimento di giustizia statunitense.

Rilevante, sottolineano gli investigatori, è stato il contributo informativo delle autorità uruguaiane: Morabito era infatti evaso nel 2019 dal carcere di Montevideo, nel quale era ristretto dal 2017, quando fu arrestato dai carabinieri e dalla polizia uruguaiana a Punta del Este dopo 23 anni di latitanza.

Arrestato in Uruguay Rocco Morabito (7)

Il super boss della ‘Ndrangheta Rocco Morabito in versione drag queen fu involontario testimonial di una campagna affissioni che lo ritraevano in abiti femminili e che fece il giro del mondo. Lo spot ritraeva in versione maschile e femminile gli allora principali latitanti della criminalità organizzata come lo stesso Morabito ma anche Totò Riina, Matteo Messina Denaro, Gino Molinetti, Domenico Giorgi, Rocco Papalia, Raffaele Cutolo, Giacomo Di Lauro, Michele Zagaria e tanti altri. Le affissioni (ideate dall’agenzia di Klaus Davi) uscirono nelle principali città, a Milano, a Palermo, ma non tutti reagirono bene. Per quegli spot Rocco Papalia un mese fa ha querelato il giornalista Klaus Davi che ora risulta indagato dalla Procura di Milano per diffamazione.

Bombardieri (Dda Reggio Calabria): "Successo corale, mai mollato"

"Siamo soddisfattissimi di questa attività, iniziata il giorno dopo la sua fuga in stretta collaborazione con l’autorità giudiziaria e la polizia giudiziaria uruguaiana, in stretto collegamento con la Dda di Reggio Calabria, i carabinieri del Ros del comando provinciale di Reggio Calabria e di Locri, successivamente con il supporto della Dea, dell’Fbi, della polizia brasiliana e Interpol. Abbiamo messo in campo tutte le eccellenze investigative per raggiungere questo risultato". Lo dice all’AdnKronos, commentando la cattura del superboss Rocco Morabito, il capo della Dda di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri.

"La fuga di Morabito poco prima dell’estradizione in Italia era una sconfitta – aggiunge -, ringraziamo anche la Direzione generale della Cooperazione internazionale del ministero che ci ha supportati in questa ricerca. Sono state messe in campo tutte le collaborazioni a livello internazionale di cooperazione di polizia giudiziaria che ci hanno consentito questo risultato importantissimo".

"Fra l’altro con Morabito è stato arrestato anche un altro pericoloso latitante seguito dalla Dda di Torino con cui abbiamo collaborato. Un risultato importante che testimonia come non si è mai abbassato il livello di guardia nella lotta al narcotraffico e ai latitanti che si sottraggono alle ricerche a loro carico".

Un "grande successo collettivo – prosegue Bombardieri - che testimonia l’importanza della cooperazione internazionale e della collaborazione che non ci è mai mancata, a iniziare dai colleghi uruguayani con cui, subito dopo la fuga, ci siamo messi in contatto e abbiamo collaborato fino ai giorni scorsi. Tutti gli sforzi sono stati finalizzati alla cattura di quello che era uno dei latitanti più pericolosi, il numero 2 dell’elenco del ministero dell’Interno".

"Lo seguivamo da tempo – conclude Bombardieri -, eravamo sulle sue tracce da tempo, è stato un lavoro certosino, la polizia giudiziaria italiana è stata più volte in Uruguay e in Brasile per questa cattura. E grazie alla collaborazione con gli altri organismi di polizia giudiziaria internazionale siamo riusciti a ottenere questo risultato. E ci tengo a sottolineare proprio lo sforzo corale da parte di tutti, perché tutti avvertivano l’importanza di questo obiettivo".

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