Cronaca

Tube without City, la testata free-press chiude i battenti

Oggi l'ultimo numero del free-press targato Rcs: poca pubblicità nonostante lettori solo in leggerissimo calo. Aprì nel 2001, un anno dopo "Metro", il primo del genere in Italia

Chiude "City": oggi l'ultimo numero è in distribuzione nelle metropolitane di Milano. Chiude dopo 11 anni (il primo numero era del 3 settembre 2001) un importante "free press" che insieme ai concorrenti "Metro" e "Leggo" (arrivati poco prima) e poi "E-polis" e "D-news" ha contribuito a una rivoluzione oggettivamente epocale della fruizione delle notizie.

Il quotidiano free in "versione Rcs" non ce la fa, troppo scarsi i ricavi pubblicitari nonostante il settore non sia esattamente in crisi, contando ancora circa 6 milioni di lettori in totale. E "City" è il sesto quotidiano più letto in Italia, con 1 milione e 700mila lettori.

Il primo a sbarcare in Italia, nel 2000, era stato "Metro", fondato in Svezia nel 1995 e oggi diffuso in 23 Paesi: in Italia conta oggi 8 edizioni locali. Tante quante quelle di "City", presente (fino a oggi) a Milano, Bari, Bologna, Firenze, Genova, Napoli, Roma e Torino. Un "format" di successo, capace di catturare l'attenzione dei pendolari e degli utenti dei mezzi pubblici nelle grandi città durante gli spostamenti casa-lavoro-casa.

Notizie fresche, brevi, essenziali. Stile asciutto, da "lancio d'agenzia", le pagine indispensabili e non una in più. Ecco i segreti della free-press. Introiti pubblicitari all'inizio ragguardevoli grazie al "grande numero" di copie e lettori. Il quotidiano usa e getta (con tanto di contenitori appositi nelle stazioni della metropolitana per riciclare la carta) attira mediamente coloro che non leggono un quotidiano "normale", a cui basta la copertura puntuale delle notizie senza scendere in approfondimenti, commenti, analisi, se non in rari casi.

Ma non basta, evidentemente, a sopravvivere. Negli anni l'Italia ha già conosciuto la chiusura di "E-polis" e anche di "24minuti", il tentativo pomeridiano del Sole 24 Ore. Alcuni sostengono che il nostro Paese non sia un mercato sufficientemente ampio per molte testate. E può darsi che sia vero. Ma c'è anche chi sostiene che la crisi della pubblicità potrebbe essere passeggera e che il calo di lettori fosse minimo. La Rcs ha comunque deciso di chiudere "City", e se ne va un pezzo importante di storia del giornalismo recente.

 

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