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Clinica Santa Rita: il pm Tiziana Siciliano al processo

Il magistrato ha ricordato che al tempo della Santa Rita i controlli erano solo con i codici degli interventi, senza esaminare le cartelle cliniche

Una clinica degli orrori: così è stata descritta la Santa Rita dal pm Tiziana Siciliano durante la requisitoria al processo che vede imputato Pier Paolo Brega Massone, all'epoca direttore del reparto di chirurgia toracica, e due ex collaboratori: tutti accusati di omicidio, lesione e truffa. Secondo le indagini, avrebbero effettuato interventi al fine di ottenere rimborsi dal servizio sanitario nazionale.

"La vera domanda è come sia stato possibile un sistema che non ha avuto antagonisti né esterni né interni", ha affermato il pm, secondo cui la risposta risiede nell'incontro tra Brega e il notaio Francesco Pipitone, deceduto nel 2010 e "patron" della Santa Rita.

Il pm Siciliano, nell'occasione, ha però anche ricordato le sue indagini nel 2007, che avevano coinvolto undici case di cura. E ha affermato: "Impressionante fu constatare che determinate condotte di sopraffatturazione fossero estese a tutte le strutture". E ricorda che le Asl avevano solo i codici degli interventi per le richieste di rimborso, che potevano generare controlli solo in casi palesemente assurdi (una donna operata alla prostata, ad esempio). Ora invece i "Noc" si recano due volte all'anno nelle strutture e si fanno consegnare le cartelle cliniche.

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