Al bosco di Rogoredo con una pistola rubata: denunciato un "collaboratore" di Corona

Nei guai un 43enne. Lui ha raccontato di essersi offerto per aiutare la troupe di Corona

Corona al bosco della droga mercoledì pomeriggio

Ha raccontato di essere andato lì nelle vesti di "ammiratore" di Fabrizio Corona. Ha spiegato di aver aiutato, di sua spontanea volontà, la troupe impegnata nelle riprese. E ha messo a verbale di essere stato aggredito e rapinato proprio in quel momento. Dall'altro lato, però, le parole dei testimoni - e i primi accertamenti degli investigatori - sembrano "dipingere" un'altra verità. 

Un uomo di quarantatré anni, un imprenditore napoletano, è stato denunciato mercoledì pomeriggio dai carabinieri della stazione Porta Romana Vittoria con le accuse di ricettazione e porto abusivo di arma comune da sparo in luogo pubblico. Il 43enne è stato fermato in via Sant'Arialdo, a due passi dal boschetto della droga di Rogoredo, in possesso di una pistola calibro 7.65, con caricatore inserito, poi risultata rubata a Napoli nel 2010. 

Video | Corona al boschetto, denunciato un 'collaboratore' armato

"Aiuto c'è un uomo armato"

L'allarme è scattato alle 18, quando i carabinieri - che erano al boschetto per i controlli quotidiani voluti dalla Prefettura - hanno sentito una donna urlare: "Aiuto, c'è un uomo armato". I militari si sono subito avvicinati al ponte che porta alla "tangenzialina" e lì hanno trovato il 43enne. 

L'imprenditore, stando a quanto appreso, non ha opposto nessuna resistenza: si è inginocchiato, ha posato l'arma e si è lasciato fermare. Ascoltato dagli investigatori, ha raccontato di essere stato accerchiato e aggredito da alcuni uomini, a suo dire pusher, che lo avrebbero colpito con un pugno al volto - lui era ferito al naso - e minacciato con la pistola, che lui sarebbe riuscito a prendere. 

Alcuni testimoni, tra cui la stessa donna che aveva chiesto aiuto, hanno invece raccontato ai carabinieri che era stato proprio l'uomo ad avvicinare le persone presenti sul ponte per poi estrarre la pistola. 

Il "collaboratore" di Corona

Quella del 43enne al boschetto, però, non era una presenza casuale. Un paio di ore prima, infatti, in via Sant'Arialdo erano arrivati anche una troupe televisiva e Fabrizio Corona, che era tornato a Rogoredo dopo l'aggressione e la rapina dello scorso dicembre, quando era andato nel "paradiso dello spaccio" per girare un servizio televisivo

L'imprenditore - questa la versione messa a verbale da lui e dai cameraman - sarebbe arrivato lì perché fan dell'ex re dei paparazzi e si sarebbe offerto di girare per lui e per la trasmissione "Non è l'Arena" di La7 alcune immagini "in incognito".

L'offerta sarebbe subito stata accettata dall'azienda che gestisce la troupe, con la quale l'uomo non ha comunque nessun contratto ufficiale. Poi, però, lui sarebbe stato scoperto da alcuni spacciatori e - sempre secondo il suo racconto - aggredito e minacciato con l'arma. 

L'azienda di vestiti "gemellata"

Quel che è certo, però, è che i carabinieri la pistola l'hanno trovata in mano al 43enne, che è stato fermato a circa trecento metri dal punto in cui invece si trovava Fabrizio Corona. 

È verosimile, stando agli accertamenti dei militari, che l'imprenditore stesse effettivamente girando delle immagini per la troupe televisiva, tanto che addosso gli uomini dell'Arma gli hanno trovato un registratore, mentre la telecamera - a suo dire - gli sarebbe stata rubata. Resta da capire, però, perché fosse armato.

Sempre secondo le prime verifiche dei carabinieri, Corona e il 43enne si conoscono già. L'azienda dell'imprenditore - che produce abiti - sarebbe infatti gemellata con il brand di abiti dell'ex re dei paparazzi. 

La versione di Corona

Poco dopo è arrivata, via Instagram, la versione di Fabrizio Corona. "Noi siamo andati via e dopo di che c'è stato un problema nel bosco. Quella persona non è un nostro collaboratore, è andato nel bosco da solo e ha avuto un problema, che è ancora da verificare - le parole di Corona -. Tenendo conto che io sono in esecuzione pena e che se non si scrive la verità per me potrebbe essere problematico, chiederei ai giornalisti di verificare le notizie prima di pubblicarle perché non è bisogna accostare il mio nome per far risaltare la notizia trasformandola in una fake news". 

"Questa persona c'è andata da sola per i fatti suoi, quello che è successo lo sai lui, le persone che erano con lui e chi farà le indagini. Noi - ha concluso l'ex re dei paparazzi - non c'entriamo assolutamente niente".   

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