Carcere di Bollate, una cella trasformata in "armeria" con lame e punteruoli

Perquisizione straordinaria nel penitenziario: in una cella trovati un telefono, lame, punteruoli, cacciaviti e buste vuote di tabacco. L'interrogazione al ministro

Repertorio

Lame affilate, un cacciavite, un punteruolo, un cellulare e più di 50 buste di tabacco. Tutto questo materiale è stato trovato all'interno di una cella del carcere di Bollate (sezione detenuti stranieri) durante una perquisizione straordinaria e "totale" del penitenziario, effettuata nella serata di martedì 22 ottobre. Tutto materiale, ovviamente, che non sarebbe consentito detenere in cella. Nemmeno le buste di tabacco, che si sospetta possano essere utilizzate per traffici illeciti all'interno della struttura. 

Ne dà notizia il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, con il suo segretario generale Donato Capece, che sottolinea (in merito ai cellulari in carcere) che, dal mese di maggio 2019, ufficialmente i provveditorati regionali del ministero della Giustizia avevano ricevuto i nuovi apparecchi per inibire le comunicazioni cellulari, ma non risulta che alla polizia penitenziaria di Bollate siano stati consegnati.

Di qui la richiesta di Capece di «un cambio di passo» per contrastare la diffusione dei cellulari (sempre più "miniaturizzati" e difficili da individuare) e soprattutto di droga in carcere. E la questione è approdata in parlamento con una interrogazione presentata da due deputati leghisti del territorio, il rhodense Fabrizio Cecchetti e il novatese Massimo Boniardi, al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per chiedere «l'adozione di iniziative a tutela della sicurezza della polizia penitenziaria» e interventi «anche di carattere normativo per contrastare il dilagante uso di telefoni cellulari e il possesso di materiale pericoloso come lame e coltelli».

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«Quanto emerso dalla perquisizione straordinaria avvenuta all’interno del carcere di Bollate è allucinante», dichiarano Cecchetti e Boniardi: «Abbiamo presentato un'interrogazione al ministro Bonafede per fare innanzitutto chiarezza e ripristinare almeno la normalità in un istituto penitenziario trasformato di fatto in un'armeria. Chiediamo al Guardasigilli misure concrete per garantire maggiore sostegno agli uomini in divisa, ai quali esprimiamo totale solidarietà e un plauso per il servizio reso, garantendo innanzitutto più sicurezza ai reparti di polizia penitenziaria e una strumentazione tecnologica adeguata per contrastare il dilagante uso indebito di telefoni cellulari e di altre strumentazioni elettroniche, sempre più micro, da parte dei detenuti nei penitenziari italiani che può permettere comunicazioni non consentite».

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