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Milano, ergastolano per 4 omicidi accoltella uomo durante permesso premio: condannato

Antonio Cianci, questo il suo nome, aveva ucciso tre carabinieri e un metronotte da giovane

Condannato a 9 anni e 4 mesi di carcere, al netto dello sconto di un terzo della pena previsto per la scelta del rito abbreviato. Si è chiuso così il processo a carico di Antonio Cianci, l’ergasatolano che, durante un permesso premio concesso dal Tribunale di Sorveglianza, il 9 novembre scorso accoltellò e rapinò un anziano di 79 anni nel posteggio sotterraneo dell’ospedale San Raffaele di Milanlo. Il gip Angela Minerva ha accolto la richiesta di condanna del pm Nicola Rossato e condannato l’uomo per tentato omicidio e rapina aggravata.

Ergastolano per quattro omicidi

Cianci stava scontando una condanna all’ergastolo per quattro omicidi (un metronotte e tre carabinieri) commessi negli anni Settanta. Il Tribunale di Sorveglianza gli aveva concesso un permesso premio sulla base della relazione del carcere di Bollate che dava atto del suo cambiamento.

L’aggressione al San Raffaele, secondo quanto ricostruito in fase di indagini, venne attentamente pianificata: Cianci prima entrò nell’ospedale per rubare maschierina, guanti, camice e alcune apparecchiature mediche che gli servirono a camuffarsi da operatore sanitario.

Poi, una volta uscito, rapinò l’anziano che gli consegnò tutto ciò che aveva in tasca. Un bottino scarso, poco meno di 10 euro, che lo mandò su tutte le furie. Così Cianci decise di infierire sulla vittima, colpendolo con un taglierino alla gola (il fendente gli sfiorò la giugulare) e portandogli via il cellulare. Infine fuggì ma venne arrestato poco dopo davanti a una fermata del bus.

Cianci aveva ucciso tre carabinieri

Secondo quanto trapela dagli archivi, nei decenni di carcere Cianci non aveva mai dato particolari problemi. Ma ci entrò giovanissimo: irrequieto e testa calda, arrivò insieme alla famiglia dal Sud all'inizio degli anni Sessanta e si stabilì a Pioltello. Da ragazzino girava armato e uccise tre carabinieri durante un posto di blocco sulla Rivoltana nel 1979: i militari si accorsero che l'auto sulla quale viaggiava era rubata e, alla richiesta di spiegazioni, Cianci fece fuoco. I militari non ebbero il tempo di reagire. Da quell'istante, il lunghissimo buio prima a Opera e poi a Bollate. Fino alla tragica rapina di sabato. 

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