Ruby bis, condanna definitiva per Minetti e Fede, ma non andranno in carcere

L'esito del processo in Cassazione. La procura generale sospende la carcerazione per Fede, mentre la Minetti chiederà l'affidamento in prova

Emilio Fede

E' definitiva la condanna per Emilio Fede e Nicole Minetti per favoreggiamento della prostituzione e, solo il primo, per tentativo di induzione alla prostituzione. La Cassazione, seguendo la richiesta della procura generale, ha confermato la condanna emessa in Appello il 7 maggio 2018, rispettivamente a 4 anni e 7 mesi e a 2 anni e 10 mesi, nell'ambito del cosiddetto processo Ruby bis, nel quale il giornalista e l'ex consigliera regionale erano accusati (insieme a Lele Mora) di avere procurato ragazze per le "cene eleganti" di Arcore al centro del processo principale sul caso Ruby, alias Karima El Mahorugh, la marocchina che aveva 17 anni quando inziò a frequentare la residenza di Silvio Berlusconi.

E Fede non andrà in carcere. La procura generale di Milano, infatti, in ragione dell'età (88 anni) e dello stato di salute, ha sospeso l'ordine di carcerazione, che sarebbe scattato vista la condanna superiore a 4 anni. Fede, dunque, sconterà la pena ai domiciliari. Diverso destino per la Minetti che, vista la pena inferiore a 4 anni, chiederà l'affidamento in prova: la pena per lei è sospesa e nemmeno lei dunque farà un passaggio in carcere.

In passato la Cassazione aveva respinto con rinvio la sentenza d'Appello chiedendo che i giudici del secondo grado motivassero in modo più concreto i casi di induzione e quelli di favoreggiamento della prostituzione. Nel procedimento principale (in cui Berlusconi era accusato di concussione e di prostituzione minorile) la Cassazione aveva assolto l'ex presidente del consiglio, e riguardo all'età di El Mahrough aveva accolto la tesi difensiva dell'impossibilità di conoscerla.

Durante il nuovo Appello sul Ruby bis, aveva fatto notizia l'intervento del legale di Nicole Minetti, Pasquale Pantano, che aveva paragonato il caso della sua assistita a quello del leader radicale e di +Europa Marco Cappato, "fresco" di aver aiutato dj Fabo a morire in una clinica svizzera. 

Paragonando la vicenda di Nicole Minetti a quella di Marco Cappato con dj Fabo il legale aveva affermato che l'ex europarlamentare e consigliere comunale di Milano aveva aiutato un uomo a esercitare un diritto, che in quel caso era "la libertà di decidere per la propria vita". Analogamente Minetti avrebbe aiutato le giovani ospiti delle serate ad Arcore "nell'esercizio libero della prostituzione", che rientra nella "libertà di autodeterminarsi".

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