Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Volevano fare un attentato a Milano e uccidere gli “infedeli”: condannati tre aspiranti terroristi

I tre sono stati condannati dal tribunale di Genova. La città di Milano era il loro obiettivo

Sei anni per Akher Tarek, algerino di trentaquattro anni. Stessa condanna per Hossameldin Abdelhakin, egiziano di trentasei anni. Cinque anni per suo fratello Antar, quarantatré anni. E assoluzione piena per Hosny Mahmoud El Hawary Lekaa, egiziano di trentuno anni.

È finito così - con tre condanne e un’assoluzione - il processo a carico della cellula jihadista smantellata dai carabinieri del Ros tra il Milanese e la Liguria lo scorso 27 ottobre.

Quel giorno erano finiti in manette i due fratelli Abdelhakin - macellaio residente a Cassano d’Adda il più grande, pizzaiolo a Finale Ligure il minore -, e l’algerino Tarek. Le manette per Hosny, poi assolto, erano invece scattate ai primi di Novembre, quando il trentunenne era stato fermato alla stazione di Genova Principe dopo un viaggio all’estero

I tre, secondo quanto accertato dagli investigatori - e poi confermato dai giudici che hanno emesso le condanne - fungevano da fiancheggiatori dello Stato Islamico ponendosi come tramite tra esponenti del Califfato e aspiranti kamikaze e instradando giovani pronti a combattere verso Siria e Libia, da sempre territorio di guerra del Daesh. 

La cellula - devota all’Isis in pieno, come mostravano i giuramenti di fedeltà al Califfo postati sui social - avrebbe anche voluto organizzare un attentato a Milano, la cui pianificazione era già partita su Telegram.

“I responsabili delle esplosioni sono stati già avvertiti”, scriveva uno dei reclutatori a uno degli imputati, come riporta “Il Secolo XIX”. “Sei in Italia? Bene. Vivi a Milano? Ottimo!”, si leggeva in un’altra conversazione. 

E uno degli aspiranti jihadisti - sempre in chat - sperava nel “trionfo dei mujaeddin” e si diceva pronto a fare “una carneficina dei kuffar (infedeli) tra cui vivo ogni giorno”.

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