Cronaca Lorenteggio / Via Vincenzo Maria Coronelli

Omicidio a Milano, il racconto del marito: “Abbiamo fatto l’amore, poi l’ho ammazzata”

Ecco la confessione di Luigi Messina, l'uomo che ha ucciso sua moglie a Lorenteggio

“Sono stato io”. Inizia così il fiume di parole di Luigi Messina, il trapanese di cinquantatré anni fermato all’alba di lunedì per l’omicidio di sua moglie Rosanna Belvisi, la donna di cinquanta anni - anche lei siciliana - trovata morta domenica nella sua casa di via Coronelli, al civico 11. 

Messina, ex guardia giurata, ha cercato di resistere, di depistare gli inquirenti, poi non ha retto: all’alba ha vuotato il sacco e ha aperto uno squarcio sugli ultimi venti anni della sua vita e di quella di sua moglie, diventata in un attimo la sua vittima. Ha raccontato per filo e per segno, secondo quanto lui ricordava, cosa è successo quel 15 gennaio mattina, quando con un coltello da cucina ha martoriato il corpo di Rosanna per poi lasciarla morta nella loro camera da letto prima di uscire. 

“Ci eravamo svegliati bene - ha spiegato lucidamente durante l’interrogatorio con i poliziotti della Squadra mobile e il pm Gaetano Ruta -. Abbiamo anche anche fatto l’amore. Abbiamo fatto colazione, poi Rosanna ha iniziato ad insultarmi come ormai faceva da mesi per via della mia relazione da cui ho avuto anche un figlio”, un bimbo che oggi ha tre anni e che lui - per sua stessa ammissione - non vede da due mesi. “Ricordo che ci siamo alzati verso le 8.30 - ha detto, entrando nei dettagli -, mia moglie era tranquilla però come al solito ha iniziato a rinfacciarmi la mia vecchia storia”. 

È qui, quando i due iniziano a parlare del tradimento di lui, che la situazione precipita. “Sei un bastardo - avrebbe urlato la vittima contro il marito, secondo il racconto dell’assassino -. Non dovevi fare un figlio con lei, quel bimbo deve morire. È un figlio di putt…”. E ancora, ha raccontato il cinquantatreenne: “Lei è andata in camera e ha aperto l’asse da stiro… Ha cominciato a insultarmi e con il ferro da stiro ha cercato di colpirmi, ma io ho schivato il colpo”. 

A quel punto la lite, l'ennesima di un matrimonio diventato burrascoso più di venti anni fa, si trasforma in omicidio. “Ricordo che io in quel momento avevo appena preso il coltello in cucina perché volevo sbucciare un arancio. Ricordo solo di essermi trovato in camera da letto con il coltello in mano e all’ennesima offesa nei miei confronti e nei confronti di mio figlio ho perso le staffe e ho cominciato a colpirla ripetutamente. Non ricordo quante volte l’ho colpita. Alla fine - ha proseguito Messina nel suo racconto dell’orrore - lei è caduta dove poi è stata trovata e io mi sono accorto che stavo perdendo sangue dalla mano sinistra”. 

Proprio i fazzoletti usati per medicare quella ferita verranno trovati in un cestino a pochi metri dalla casa dell’omicidio, mentre il coltello e gli abiti insanguinati “li ho riposti - ha spiegato l’assassino - in un sacchetto di plastica rigida. Quindi sono uscito e a piedi sono andato verso piazzale Negrelli, dove c’è una via isolata e ho buttato il coltello in un tombino… Quindi ho buttato gli abiti che erano ancora nel sacchetto in un boschetto là vicino e sono tornato indietro”. L’arma e i vestiti, infatti, verranno trovati in via Parenzo, esattamente nel punto indicato da Messina durante l’interrogatorio. 

Dopo le coltellate, ventitré - di cui una, feroce, al collo -, l’assassino va in giro per il quartiere, forse per farsi vedere e costruirsi un alibi. “Non ricordo bene la sequenza, ma sono stato due volte in pasticceria per prendere i babà - ha confessato al pm e alla Mobile -. Ho prelevato cinquanta euro al bancomat, ho giocato alle macchinette e ho vinto settanta euro, forse ho fatto anche un po’ di spesa”. Non a caso, accanto al corpo martoriato della donna gli agenti hanno trovato due buste di insalata, che lo stesso cinquantatreenne ha ammesso di aver comprato “per mia moglie, successivamente all’omicidio”. 

Sempre agli inquirenti, Messina ha giurato di essersi accorto che la moglie era morta solo quando “sono tornato a casa e a quel punto ho chiamato il 118”. Cioè, alle 15, quasi quattro ore dopo l’orario della morte stabilito dal medico legale. 

“Mi dispiace e sono pentito di quello che ho fatto”, sono state le ultime parole rivolte al pm e ai poliziotti dall’uomo. Un uomo che sua figlia - una ventenne avuta proprio dalla vittima - descrive come “violento e - sottolinea il pm nel dispositivo di fermo - dal tratto aggressivo”, tanto che nel ’95 la vittima era già stata accoltellata alla schiena, ma aveva deciso di “coprire” suo marito.

Le ultime avvisaglie si erano avute a novembre, quando polizia e carabinieri erano intervenuti per una lite. Domenica, invece, la lite ha avuto un epilogo diverso. 

Messina, accusato di omicidio con le aggravanti di “aver commesso il fatto nei confronti del coniuge” ed “agendo con crudeltà”, sarà portato nel carcere di San Vittore. 

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