Milano, fermato il "lodigiano": il trafficante da 700mila euro con il reddito di cittadinanza

Scoperto contrabbando di liquido per sigarette elettroniche. Denunciati due uomini

Il lodigiano e il "socio"

Età: 53 anni. Professione: nessuna, almeno sulla carta. Nome d'arte: il "lodigiano". Lavoro reale: contrabbandiere, trafficante. Eccolo l'identikit dell'uomo fermato nei giorni scorsi dalla guardia di finanza di Milano perché accusato, insieme a un complice 49enne, di aver importato in Italia e poi venduto illegalmente 2,8 milioni di millilitri di liquido per sigarette elettroniche. 

A scoprire l'enorme giro di contrabbando sono stati i militari del nucleo di polizia economico finanziaria di Milano, che sono riusciti a ricostruire tutta la filiera - dall'arrivo del prodotto grezzo alla vendita - del "lodigiano", il nome con cui il 53enne era noto nell'ambiente e con cui commercializzava i suoi prodotti. 

Dalla Cina al laboratorio clandestino

Lui e il complice, stando a quanto ricostruito dalle indagini, dal 2015 hanno acquistato enormi quantitativi di nicotina liquida pura dal mercato cinese, "schermando" le loro operazioni attraverso una società costituita in Slovenia, che formalizzava gli acquisti dall'Asia trasformando la nicotina in "essenze aromatiche", così da non pagare le imposte.

Da oltre frontiera, poi, la materia prima arrivava nel Varesotto: a Sangiano, paesino di 1.400 anime, dove i due avevano messo in piedi un vero e proprio laboratorio clandestino per preparare e confezionare i liquidi per le sigarette elettroniche. 

Terminata la produzione, si passava alla vendita, che avveniva quasi alla luce del sole, pur con tutte le "precauzioni" del caso. Il "lodigiano" e il socio, infatti, pubblicizzavano i prodotti con una pagina su Facebook - chiaramente a prezzi ridotti rispetto ai concorrenti onesti - e raccoglievano gli ordini con una mail che i finanzieri sono riusciti a ricondurre a loro, nonostante usassero delle connessioni "tor" che li facevano localizzare in Siria, Nord America o Australia. Per il pagamento, invece, le accortezze erano ancora maggiori: i due facevano versare i soldi su delle carte prepagate intestate a prestanomi, uno dei quali addirittura morto nel 2018. Incassato il denaro, i due procedevano poi alla spedizione, che come mittente vedeva sempre un nome fittizio. 

Il contrabbando da 700mila euro (e il reddito di cittadinanza)

Nonostante i tentativi di depistare le indagini, i finanzieri sono stati in grado di risalire ai due - come spesso accade - seguendo il "rumore" dei soldi. I militari, infatti, sono partiti dai movimenti delle carte prepagate - quasi sempre prelievi allo sportello - e hanno così ottenuto il volto, il nome e il cognome del "lodigiano" e socio, arrivando poi fino al loro laboratorio. 

Numeri alla mano - ma è verosimile che il giro sia più grande -, negli anni di "lavoro" i due sono riusciti a incassare 700mila euro, a cui vanno poi aggiunti altri 700mila euro di evasione d'imposta. Al termine dell'indagine il 53enne e il 49enne sono stati denunciati a piede libero per "sottrazione al pagamento dell’imposta di consumo sui prodotti liquidi per sigarette elettroniche" e "indebito utilizzo di carte di pagamento". Nel capannone che avevano trasformato in laboratorio sono stati sequestrati 953 litri di liquidi e tutte le attrezzature, mentre sui conti riconducibili alle prepagate sono stati bloccati circa 20mila euro. 

Ma per il "lodigiano" i guai potrebbero non essere finiti. Indagando su di lui, infatti, gli uomini della finanza hanno scoperto che da poco meno di un anno incassava il reddito di cittadinanza, che gli ha già fruttato circa 15mila euro. Soldi che adesso, dopo la segnalazione delle fiamme gialle, dovrà restituire. 
 

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