Cronaca

Coppia acido, Bettoni (Casa Arché): "Non usare il bambino per far crescere responsabilità materna"

Il fondatore della nota casa famiglia per mamme e bambini si schiera decisamente a favore dell'allontanamento del piccolo Achille da Martina Levato, che sta scontando 14 anni per aver aggredito con l'acido un suo ex per "purificarsi"

Martina Levato

Dopo che Martina Levato ha partorito, il 14 agosto, non è più stata soltanto la studentessa responsabile di diverse aggressioni con l'acido (e un tentativo di evirazione) insieme all'amante Alexander Boettcher, ma anche una madre a cui è stato tolto - per provvedimento cautelare - il figlio Achille neonato. E il mainstream, dal caso giudiziario, si è parzialmente spostato sul versante "gossipparo", perché molti interventi sulla misura della separazione del figlio dalla madre non sono stati dettati da considerazioni prettamente giuridiche ma, purtroppo, da un sentimentalismo che non fa bene né alla verità né alla crescita delle persone. E perfino qualche giurista ha considerato ingiusto il provvedimento nel nome della pena come rieducazione, dimenticando totalmente che nell'ordinamento italiano si predilige l'interesse del neonato su quello della madre quando e se sono in conflitto.

La commozione di fronte a un bambino separato dalla propria madre (e dal padre, aggiungiamo) non basta, insomma, quando si devono valutare profili psicologici di buona o cattiva genitorialità, prima ancora che di bontà o cattiveria delle persone. Nemmeno se scende in campo un don Mazzi a difendere la neo mamma. Un altro sacerdote prova a ristabilire ordine sulla vicenda: si tratta di padre Giuseppe Bettoni, che di questi temi se ne intende visto che con la sua Casa Arché si occupa da anni di mamme con bambini. E le parole di Bettoni sono molto chiare.

"E' in gioco la reale capacità genitoriale di una madre e un padre, la sua capacità relazionale e di accudimento", scrive Bettoni in un commento alla vicenda di Martina Levato e Alexander Boettcher. "Quante volte avremmo voluto e abbiamo fatto di tutto perché altre Martina e altri Achille potessero stare insieme!", continua: "Ma non posso dimenticare le situazioni in cui abbiamo dovuto rassegnarci all'idea che le premesse non c'erano, che i fondamenti della relazione genitoriale erano inesistenti, che la capacità di accudimento e di educazione erano insufficienti".

"Il senso di responsabilità non è automatico", scrive ancora Bettoni, rispondendo implicitamente a tutti coloro che pensano che sia sufficiente la nascita per sentirsi madri e padri appieno. E a chi è convinto che, per il sol fatto della nascita di Achille, 'ora Martina Levato è una persona diversa'. "E non si può giocare a fare i romantici sulla vita di un bambino. Occorre il coraggio di dire a queste donne che non per il fatto stesso che hanno partorito sono di per sé stesse capaci di essere mamme. Madri si diventa e il bene del bambino è sovrano e primario". E ancora: "Sarebbe un grave danno e un errore grossolano servirsi del bambino per permettere alla madre di crescere nelle responsabilità".

In altre parole, anziché pensare che - grazie al bambino - la mamma in automatico possa diventare genitore responsabile, Bettoni sembra convinto che si renda necessario il passaggio inverso: prima la mamma diventi genitore e persona responsabile, poi le si dia il bambino eventualmente. Bettoni lo chiarifica anche nella sua conclusione, quando scrive: "Gli errori non sono condanne definitive, possono diventare opportunità. Ma la tutela che esigiamo è per i più piccoli". 

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