Corona torna in carcere, i motivi dell’arresto: “Soldi in nero, è un delinquente professionale"

L'accusa fa riferimento al tesoro ritrovato pochi giorni fa a casa di Francesca Persi. I dettagli

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È durata poco meno di quattro mesi la vita da uomo libero di Fabrizio Corona, l’ex re dei paparazzi che nei vari processi - con tanto di fuga e latitanza all’estero - si è guadagnato un cumulo di pena di tredici anni e due mesi di carcere, poi abbassati a nove. Il 28 giugno scorso, dopo due anni e mezzo di detenzione, Corona si era potuto lasciare alle spalle il carcere, le cui porte - purtroppo per lui - si sono riaperte lunedì mattina

Il 10 ottobre, infatti, gli uomini della Squadra mobile di Milano hanno eseguito una custodia cautelare in carcere, richiesta dalla direzione distrettuale antimafia ed emessa dal gip di Milano, nei confronti suoi e di Francesca Persi, amministratrice di Atena Srl. 

Ma perché Fabrizio Corona è stato arrestato? Lui e la Persi sono entrambi accusati di “fittizia intestazione di beni” aggravata, solo per Corona, dall’aver “commesso il fatto mentre era affidato ai servizi sociali”. 

Secondo l’ipotesi della Dda, l’ex re dei paparazzi avrebbe fatto gestire all’amica gli introiti in nero delle sue serate. O, ancora più semplicemente, avrebbe finto che quei soldi fossero della Persi. Nei giorni scorsi - e non è un caso che l’arresto sia arrivato proprio ora - gli inquirenti avevano sequestrato a Corona un milione e settecentomila euro in contanti che, secondo la Dda, sarebbero proprio i soldi guadagnati in nero nel corso degli anni. 

Il tesoro, però, non finirebbe qui. Gli investigatori hanno infatti ordinato una rogatoria in Austria per cercare altre disponibilità milionarie dell’ex manager dei fotografi: proprio lì infatti i due avrebbero nascosto una cifra tra un milione e un milione e mezzo di euro, che la Persi avrebbe portato fuori dall'Italia in contanti in diversi viaggi. 

A Corona - e non alla donna a lui legata da un rapporto “particolare” - viene contestata anche la "professionalità nel reato", un istituto del diritto penale disciplinato dall'articolo 105 che prevede che l’accusato “viva abitualmente, anche in parte soltanto, dei proventi del reato”. Secondo la Dda, quindi, Corona - che, intercettato, si è tradito da solo - sarebbe un delinquente che vive “grazie ai proventi dei suoi reati”. 

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